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Mar, Ott

Fuoco amico su Bonelli

Editoriali di Vincenzo Carriero

Che stupidi quei tarantini, ecologisti (non) dichiarati, gentucola inconsistente, che ha scambiato la politica con i pettegolezzi da pianerottolo, quando criticano - e spergiurano - sulla possibile alleanza tra i Verdi e il Partito Democratico, in vista delle prossime elezioni politiche. Smettetela con il vostro rancore pruriginoso. In Europa i partiti ambientalisti si alleano da sempre con le forze socialiste e riformiste. Studiate, per favore. Non se ne può più di gente come voi: pasdaran dell'ortodossia agognata

Politique d’abord!, era solito ripetere Pietro Nenni. La politica anzitutto! La politica prima del chiacchiericcio, prima di analfabetismi in libertà e isterismi vacui. La politica come pars construens in luogo di lamenti stupidi, da bimbi viziati ai quali è stato tolto il giocattolo. La federazione dei Verdi, attraverso una consultazione realizzata tra i propri iscritti, approva un’alleanza con il Partito Democratico per la prossima tornata elettorale. Apriti cielo! Un minuto dopo aver ufficializzato la decisione, democraticamente assunta, il leader ecologista - Angelo Bonelli - sembra essere colpito da una sorta di fatwa dai soliti rincoglioniti seriali. Molti dei provetti fustigatori del nulla provengono da Taranto. Figurati. Sempre molto bravi noi quando c’è da rimpinguare le fila degli inconsistenti presuntuosi. Sempre piuttosto lacunosi, invece, quando alle urla e agli sproloqui andrebbero anteposti i ragionamenti e le valutazioni obiettive. C’è una religione più fanatica della stessa religione: l’imbecillità. “Bonelli ci hai tradito”, campeggia sui profili fb di questi moderni scienziati della politica. Traditi da che? Per quale ragione, poi? Dove deve collocarsi una forza di sinistra, ecologista, modernista, se non nel campo del riformismo e del gradualismo democratico? La nuova legge elettorale invita a ragionare attraverso la logica delle coalizioni e non più – e non solo - delle singole forze politiche. Con chi dovrebbero allearsi quindi i Verdi, secondo i tanti Giovanni Sartori che popolano il web? Con l’albergo a Cinque Stelle, con gli epigoni di un’idea della politica da eletti solitari, con sedicenti appartenenti ad una setta che propugna la purezza della razza, contro ladrocini e moralismi dubbi? O, forse, con quel manipolo di sfigati e rancorosi di D’Alema e i suoi quattro amici al bar, interpreti di un progressismo da Terza Internazionale? Ma fatemi il piacere! E’ sufficiente conoscere appena la storia dei Verdi – e dei diversi movimenti ecologisti - in Europa per capire come la strada perseguita sia quella giusta. Chi ha governato la Germania per tutti gli anni ’90 del secolo scorso? Il socialdemocratico Gerhard Schroder assieme al verde Joschka Fischer. Gli esecutivi all’Eliseo, quando si affermano le forze di sinistra, da chi sono composti? Dai socialisti e dagli ecologisti di Cohn Bendit (a proposito, quelli di Taranto Respira, i Vincenzo Fornaro per intenderci, sanno almeno chi è Cohn Bendit?).
L’Italia ha bisogno di una forza ecologista più di altri paesi del Vecchio continente. Per ragioni che è facile desumere: per la nostra fragilità idro-geologica, per l’elevato rischio sismico che accompagna – e terrorizza - le nostre vite, per mettere al riparo, in sicurezza, l’inestimabile patrimonio artistico e culturale del quale disponiamo. Non esiste un’idea di futuro, non esiste sinistra di governo senza l’apporto della cultura ecologista, senza la sensibilità ambientalista. Ma, i Verdi, devono scrollarsi di dosso la vocazione a lungo coltivata di partito-contro e divenire, senza perdere altro tempo, forza inclusiva di un nuovo progetto di società. Solo così cresceranno elettoralmente. Solo così faranno sentire sempre più stupidi, e isolati, i pasdaran dell’ortodossia perduta. Proprio come quelli che a Taranto, sentendosi orfani di Bonelli, non sanno fare di meglio che denigrarlo.