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C'era una volta il Pd

C'era una volta il Pd

Editoriali di Vincenzo Carriero

Se i Dem fossero stati un partito, la seconda legislatura Stefàno non sarebbe durata così a lungo, facendo perdere tempo ed occasioni alla politica cittadina. Se il Pd fosse un partito, Melucci non sarebbe mai diventato sindaco di Taranto. Quanto ad Emiliano, starebbe ancora rovistando carte e documenti presso qualche ufficio del tribunale di Bari, dopo la brillante gestione dell’inchiesta “Arcobaleno”

C’era una volta il Pd. A Roma. A Bari. A Taranto. O, forse, non c’è mai stato. La fusione a freddo tra ex comunisti ed ex democristiani è stato un fallimento, un aborto della storia; un grido stridulo, strozzato in gola, com’era facilmente prevedibile. Le culture politiche vanno unite attorno ad un progetto di società, di governo e prassi riformista, attraverso la ricerca di un orizzonte perseguibile, un ideale per il futuro, e non con il mastice del potere per il potere. Più che un partito-comunità, così facendo i Dem si sono trasformati in un permanente comitato elettorale. Un clan asservito a capi-bastione in perenne lotta tra loro. Se il Pd fosse stato un partito, la seconda legislatura Stefàno non sarebbe durata così a lungo, facendo perdere tempo ed occasioni alla politica cittadina. Se il Pd fosse un partito, Melucci non sarebbe mai diventato sindaco di Taranto. Non si comporterebbe come capo teocratico in un’assemblea senza nerbo e consapevolezza del proprio ruolo. Quanto ad Emiliano, invece, starebbe ancora rovistando carte e documenti presso qualche ufficio del tribunale di Bari, dopo la brillante gestione dell’inchiesta “Arcobaleno”.
Esaurita la stagione di Tangentopoli, la politica ha abdicato al proprio ruolo nel nostro Paese. E’ scomparsa dal radar del dibattito e dell’elaborazione pubblica. Si è così determinata una vecchia profezia di Enrico Cuccia: la mano invisibile di Adam Smith, i grandi centri del potere finanziario, che finiscono con il fagocitare le nostre vite in società sempre più asservite alla sola logica economica. La politica ai cattolici, la finanza ai laici: il patto stretto attorno a Mediobanca, in un’Italia uscita stremata dal secondo conflitto bellico, è stato completamente stracciato. Le colpe dei nipotini di Berlinguer, per tutto quello che è accaduto nell’ultimo quarto di secolo in Italia, sono enormi. Grandi quanto una casa. All’unico partito organizzato, uscito indenne dalla foga giustizialista dei primi anni ’90, era lecito chiedere di più. Spettava loro quella serietà istituzionale, quel garbo propositivo che si sarebbe dovuto tramutare in opzione per l’avvenire. Le colpe maggiori per la crescente marginalità che ci è piombata addosso, finendo con l’appiattire meriti e bisogni, eccellenze e mediocrità, è ascrivibile a loro.
C’era una volta il Pd. O, forse, non c’è mai stato. Siamo ai titoli di coda di una sceneggiatura sgrammaticata, scritta con i piedi.  All’atto finale di uno spettacolo mai realmente celebrato. La sinistra, quella riformista, gradualista, il liberalismo erede naturale del socialismo, per dirla con le parole di Carlo Rosselli, non abita in Italia. Cosa volete che Emiliano e Melucci – e lo stesso Renzi - sappiano di questo genere di cose…