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Mer, Nov

BIO ONNIPOTENTE

BIO ONNIPOTENTE

Editoriali di Vincenzo Carriero

Il Governo boccia l'Accordo di Programma di Regione e Comune e, Melucci, minaccia un nuovo ricorso al Tar (con la reintroduzione, questa volta, della sospensiva). La telenovela, con accentuate venature tragicomiche, può continuare. E, il monito di Montale, non ricevere risposta in una terra abitata da dilettanti allo sbaraglio

Melucci Bio Onnipotente. Per la contentezza, con annesse manifestazioni di giubilo e balli da tarantolati, di quell’arcipelago sgraziato che è l’ambientalismo tarantino: parte del problema, più che soluzione dello stesso. Il Governo boccia l’Accordo di Programma di Regione e Comune e, il duo delle meraviglie Emliano-Melucci, passa al contrattacco. “Potremmo ripensare ad una nuova misura cautelare”, taglia corto l’inquilino di Palazzo di città. Che, tradotto, diluito in linguaggio giuridico, significa una sola cosa: reinserire la sospensiva in un nuovo ricorso al Tar. Per Bio Onnipotente la politica si fa in Procura. Tale padre (putativo, s’intende) tale figlio. E’ tutto suo padre, si dice in casi del genere. Big Michele gongola. Povera Taranto! Sempre e comunque: tanto che si resti in Puglia quanto che si approdi in Basilicata, a voler dar retta al quel guascone dell’avvocato Russo (il leguleio che qualche anno fa si era fissato che, carte bollate alla mano, la locale squadra di calcio sarebbe tornata in B dopo la dissennata gestione D’Addario!).  
Il momento è di quelli storici, la vicenda assai delicata, peccato che a gestirla siano dei dilettanti allo sbaraglio. A fasi straordinarie corrispondono attori ordinari, questo è il dramma dei nostri tempi. La tara che ci è toccata a sorte. Il limite invalicabile che nessun progetto potrà concretamente superare.

La tesi di questo giornale è chiara, la propugniamo sin dal nostro atto di nascita: più di un lustro fa. La conoscono bene anche i nostri spaesati detrattori (un’esigua minoranza!), infastiditi dalla crescita libera e un tantino arrogante di un foglio corsaro dai numeri rilevanti. L’Ilva va chiusa! La sua funzione è andata esaurita, per una serie di ragioni che non stiamo qui a replicare. Il problema è, semmai, quando rendere effettiva questa scelta. Subito? Se le classi dirigenti di questo territorio non avessero dormito negli ultimi vent’anni,  se avessero lavorato ad un’idea alternativa di progresso economico, se si fossero dotate di una proposta culturale non provinciale, di taglio euro-mediterraneo, perché no. Ma, tutto questo, non è avvenuto. E, oggi, ci tocca ancora fare i conti con il mostro di acciaio che scandisce le nostre vite. Tra dieci anni, quindici, forse. Sempre che, in tutto questo lasso di tempo, si facciano i compiti a casa.

Altrimenti, prede di una sorta di coazione a ripetere, staremo sempre a parlare delle stesse cose, a trastullarci con gli stessi interrogativi, a sorridere dinanzi ad un ambientalismo pasticcione, assai telegenico e poco consistente. Bio Onnipotente queste cose le sa? Big Michele non gliel’ha insegnate? Vorremmo suggerire al duo delle meraviglie – e a tutti i loro epigoni – una vecchia massima di Montale, a proposito di Genova: “Genova città scoraggiata perché sa cosa ha perduto, ma ignora qual è il suo domani”. Le due realtà, secondo alcuni, si somigliano anche….