21
Mer, Nov

La politica è finita

La politica è finita

Editoriali di Vincenzo Carriero

Non si chiami, per favore, con il nome di campagna elettorale la farsa che andrà in scena il prossimo mese di marzo. Le candidature per il futuro Parlamento sono troppo brutte e, quindi, irrimediabilmente vere. Verissime! Rassegnamoci, andrà sempre peggio. Perchè il meglio è stato espulso, combattuto, umiliato. Non abita più il nostro Paese

La politica è finita. E’ volata via, altrove. Non abita più questo straordinario - e dannato - Paese. Ci siamo spinti troppo in basso, abbiamo raggiunto un punto di non ritorno con l’obiettivo dichiarato d’inseguire il nulla per il nulla. Inutile affrettarsi in disamine sulla legge elettorale (questa piuttosto che quella di prima), il problema non risiede lì. Inopportuno, finanche, rimuginare sui tanti processi di riforma istituzionale andati a vuoto in tutti questi anni. Continuiamo a sbagliare, ad essere fuori contesto. Ci attardiamo nel guardare la punta del nostro dito e ci dimentichiamo, con fare dilettantistico, della luna che si staglia all’orizzonte.  Il problema attiene altro, qualcosa di più profondo. Qualcosa che riguarda il rapporto reciso tra popolo e democrazia, tra rappresentanza e competenza. La crisi è di valori prima che economica, di progetto più che d’intercessione verso il contingente. Di cosa ci sorprendiamo, quindi, nello scorrere i nomi dei candidati che concorreranno alla carica di parlamentare nella prossima legislatura? Dov’è al novità di un tale gioco al ribasso? Qualcuno nutriva propositi di taglio diverso rispetto al dato emerso? Andrà sempre peggio perché al peggio non c’è fine. Andrà sempre peggio perché il meglio – o qualcosa che lo ricordi alla lontana – è stato espulso, combattuto, umiliato. Il merito è stato cacciato via dal nostro Paese con fare scientifico. Le candidature per le elezioni politiche assecondano questo canovaccio dell’indecenza: a Taranto così come altrove. Chiunque dovesse vincere, avrà comunque perso. Chiunque dovesse vincere, avrà fatto perdere tutti noi.
La guerra tra clan può avere inizio, i capi-bastione sono già in azione. Non si parli più di partiti, per favore: in Italia non ve ne sono. Si cancelli anche l’espressione “campagna elettorale”. Non serve se il proposito è sistemare qualcuno, dargli uno stipendio per i prossimi cinque anni, trovargli un’occupazione. Le elezioni hanno sostituito i vecchi uffici di collocamento, sono un formidabile ascensore sociale per i meno dotati, per chi si lascia telecomandare senza opporre alcuna resistenza. Altro che collegi elettorali, i candidati andrebbero tutti spediti nei collegi di una volta. A studiare, a familiarizzare con il concetto di fatica e rigore, a comprendere come mai la politica sia finita e sepolta nel nostro Paese. Darebbero, così, un significato compiuto a quanto capitatogli a sorte. Il viaggio per Roma può avere inizio, vitto e alloggio sono spesati.