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Mer, Nov

Ebbene sì, questa volta sono d'accordo con Emiliano

Ebbene sì, questa volta sono d'accordo con Emiliano

Editoriali di Vincenzo Carriero

Portare il Medimex a Taranto è una buona notizia per il capoluogo jonico e per l'intera Puglia. La cultura, la sua diffusione, non è esibizione antistorica delle piccole patrie, difesa ossessiva di prerogative localistiche. Bari e Lecce se ne facciano una ragione: siamo qualcosa di più della semplice somma delle loro due realtà urbane

Non più a Bari, ma a Taranto. La nuova edizione del Medimex si terrà, con molta probabilità, nel capoluogo jonico il prossimo mese di giugno. Una buona notizia ogni tanto. Anzi, ottima. Chi scrive - e questa testata in generale - non è mai stata tenero con il presidente Emiliano. Ad onor del vero, è nostro costume non essere accondiscendenti – e melliflui - verso alcuno. E’ più forte di noi, non ci riusciremmo neanche se lo volessimo. Soprattutto, poi, nei confronti di chi non ci convince e, del quale, disapproviamo i suoi comportamenti pubblici. Ma, questa volta, il governatore pugliese raccoglie per intero il mio – e il nostro - plauso. Onore al merito. Gli diamo atto di aver operato una scelta giusta e opportuna. Voler tenere a Taranto il più importante festival italiano della modernità musicale, l’evento in grado di collegare per quattro giorni di fila questo specifico comparto con tutti i più significativi operatori internazionali, è qualcosa che va oltre la semplice attribuzione verso una città in difficoltà, perennemente sospesa tra il volere qualcosa e il poterselo concretamente permettere, di un evento seppur importante. Cambia lo schema di riferimento, il paradigma sin qui seguito. Muta, insomma, il canovaccio maldestramente perpetrato nella nostra Regione in tutti questi anni. Cambia, per dirla con le parole del mio amico Fabrizio Versienti, la Puglia della cultura.  Perché non c’è diffusione del sapere, esercizio al bello, educazione per l’armonia, cultura per l’appunto, con l’arroccamento e l’esclusività. Con la difesa ossessiva di deboli prerogative localistiche. La Puglia, caro Fabrizio tu e il tuo giornale dovreste saperlo, non si ferma a Bari, non si allunga di tanto in tanto sino a Lecce. Una Regione grande grossomodo quanto lo Stato di Israele, con più abitanti della citta metropolitana di Barcellona, è tante cose assieme, tante sensibilità che si equivalgono con il racconto delle identità sedimentatesi nel tempo. Nel mondo contiamo qualcosa se utilizziamo il brand Puglia; e non quello di una singola sua provincia o, peggio, specifica città. La nostra ricchezza è la diversità più che l’esibizione di rendite politiche antistoriche. Rassegne, mostre, festival, fiere, teatri, case editrici e nuove università: più che concentrarli a Bari – o a Lecce – andrebbero disseminati su tutto il territorio regionale. Si è sovranisti, adulatori delle piccole patrie quando ci si ostina a voler indossare la maglia dell’Atalanta con una realtà, attorno a noi, che è cambiata allungando a dismisura i propri confini. Siamo tarantini, baresi e leccesi in quanto pugliesi, italiani, europei. I derby si giocano su altri palcoscenici, ormai. Il Mediterraneo, per esempio. L’EuroAsia, forse. Il Medimex a Taranto è anche una vittoria per Bari. Il suo prestigio di capoluogo di Regione non ne verrà intaccato. Siamo certi che, prima o poi, lo capirà anche il Corriere del Mezzogiorno. E il mio amico, finissimo esperto di Jazz, Fabrizio Versienti.