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Ven, Nov

Una Confindustria a Cinque Stelle?

Una Confindustria a Cinque Stelle?

Editoriali di Vincenzo Carriero

Dopo Emiliano e Melucci è la volta di Grillo? Le voci sulla locale sezione degli industriali che strizzerebbe gli occhi ai candidati Cinque Stelle, che voterebbe e farebbe votare per i pentastellati alle prossime elezioni del 4 marzo, rischiano di rivelarsi qualcosa che va al di là della semplice - e dilagante – incomprensione concettuale figlia dei nostri tempi. Sempre che rispondano al vero

E vabbè la Confindustria che qualche anno fa scese in piazza, scioperò e protestò come un qualsiasi movimento antagonista e studentesco degli anni ’60 del secolo scorso. E vabbè la Confindustria che tra chi vuole comprare l’Ilva, rendere sostenibile i suoi cicli produttivi, avviare le prime vere opere di bonifica, salvare le imprese dell’indotto e, la fumosità verbale di Emiliano, la contraddizione populista incarnata dallo statista delle Puglie, sceglie di stare con Big Michele prima dell’ultima comparsata in città del ministro De Vincenti. E vabbè la Confindustria con un gruppo dirigente in scadenza, senza certa scadenza, che non conosce anni sabbatici e ripensamenti bisestili. E vabbè tutto. Ma le voci di una Confindustria che strizzerebbe gli occhi ai candidati Cinque Stelle, che voterebbe e farebbe votare per i pentastellati alle prossime elezioni del 4 marzo, rischiano di rivelarsi qualcosa che va al di là della semplice - e dilagante – incomprensione concettuale figlia dei nostri tempi. Che, con Pelillo ritiratosi a vita privata, quel mondo rimanesse orfano di un proprio riferimento politico in quel di Roma è una cosa. Che, i nuovi rapporti si dovessero costruire con i referenti locali di Grillo, nessuno poteva immaginarselo. Alcune avvisaglie, a dire il vero, si erano già manifestate negli ultimi mesi con gli amori “impossibili” verso Emiliano e Melucci. Con l’dea della lotta e del governo, ambedue mancate, mutuata dalle vecchie nomenclature pentapartitiche. Con l’autoreferenzialità elevata a modello gestionale di un’associazione di categoria che, per sua stessa natura, per storia e statuto, per sensibilità e opportunismo, avrebbe dovuto perseguire vocazioni per così dire pluraliste. Confindustria Taranto è del tutto simile a Taranto, se ci pensate. Una città che ama le stranezze. Che si appassiona, trae linfa dal sotterfugio. E non s’interessa di approfondirne le ragioni meno evidenti.