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Mer, Ott

Sprofondo Rossi

Sprofondo Rossi

Editoriali di Vincenzo Carriero

E' la sanità tarantina, bellezza! Quella messa in piedi, redatta, perseguita con scientifica dedizione da Big Michele. Una sanità da film dell'orrore. Ma, a noi, va bene così. Peggio dell’imbecillità reiterata, c’è la dignità vilipesa per un popolo

Una sanità da film dell’orrore, quella tarantina. Senza capo e coda. In balia di una modernità che cancella vecchie certezze e mercanteggia sui nuovi diritti. Asservita ai desiderata di un governatore che ricorderemo a lungo per la sua insipienza amministrativa e cacofonia politica. Quanto al direttore della locale Asl, il signor Stefano Rossi, è un mero esecutore senza alcuna reale autonomia. Con il suo inascoltabile accento leccese può presenziare ai convegni, passare da una cerimonia all’altra, tenere inutili giornate di studio senza assumersi alcuna responsabilità che non sia preventivamente concordata con Big Michele. Lo statista dei due mondi, il populista che se ne sta seduto sopra un trullo a sparare corbellerie alla stessa velocità della luce. Un demagogo poco cima e molto rapa. Nient’altro che un errore della storia in una vicenda complessiva, assai poco consuetudinaria, che di errori incomincia a “regalarcene” un po’ troppi.
Il Piano di riordino ospedaliero – voluto dall’ex titolare dell’Inchiesta Arcobaleno – è un aborto che segna la fine dello stato sociale in Puglia e di un’idea, appena approssimativa, che nonostante tutto ancora resisteva, di reale mutualismo nelle nostre sgangherate società. Il ragionamento ultraliberista, con forti genuflessioni all’edonismo reaganiano, realizzato da chi guida pur sempre una giunta di centrosinistra è semplice nella sua disarmante e oscena inopportunità: togliere ai poveri (i cittadini vessati) per dare ai ricchi (le grandi centrali del potere sanitario e farmaceutico). Curarsi in una struttura pubblica diviene, così, non la prassi, la regola, ma l’eccezione dalle nostre parti. Gli ospedali vanno chiusi, impoveriti, mortificati, svuotati, a favore delle cliniche private. A Taranto, e nei comuni della sua provincia, questo schema e desumibile senza alcuna possibilità di smentita: l’offerta dei posti letto nelle strutture private è due volte più grande rispetto a quella prevista per il pubblico. In nessuna altra provincia della nostra Regione questo dato trova conferma con le stesse proporzioni. La chiusura dei Pronto soccorsi, il mancato varo di una medicina di prossimità, territoriale, in grado di tener conto del progressivo invecchiamento delle popolazioni residenti (con la cronicizzazione di alcune patologie), l’assenza di alte specializzazioni nelle diverse branche specialistiche, l’onta di non poter annoverare la chirurgia toracica nella città con il più alto indice di neoplasie polmonari, risponde ad una logica precisa, studiata a tavolino. Fare di Taranto l’emblema, la cartina di tornasole, la punta avanzata di un nuovo modello di sanità regionale. Con il pubblico ancella del privato, così come preconizzato dai fautori dello “Stato minimo” e dai “Chicago boys”.
Di questo il signor Rossi, uno dei tanti signor Rossi del nostro Paese, non può interessarsi. Forse non vuole neanche farlo. E’ stato messo lì dallo statista che tutti c’invidiano (ricordate: quello seduto sui trulli? Quello dello iato tra cima e rapa?), appena si sposta un attimo dal perimetro assegnatoli rischia di “saltare”, di essere rimosso. Il limite più vistoso delle nomine politiche è che rischiano di apparire ancora più brutte - e deludenti - della stessa politica che le ha promosse. E spiace che in una città che continua a patire offese, a sommare sconfitte su sconfitte, ora dai grillozzi che si rimangiano gli impegni presi in campagna elettorale senza neanche arrossire un po’, ora dall’ambientalismo beota, tanto attivo sui social quanto inconsistente nelle sue diverse performance elettorali, uno come Big Michele continui ancora a riscuotere un certo successo. Peggio dell’imbecillità reiterata, c’è la dignità vilipesa per un popolo! L’assenza proverbiale di amor proprio, di coraggio dispensatore, di ferma reazione agli scippi subiti, nessuna struttura sanitaria sarà in grado di ripristinare. Pubblico o privato, in casi come questi, non fa alcuna differenza.