Di Maio, il nuovo Calenda

Editoriali di Vincenzo Carriero
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Sulla vicenda Ilva assoluta continuità d'intenti tra il ministro grillino e il suo predecessore del Pd. E' rimasto solo Grillo a volere un gran parco giochi al posto dello stabilimento siderurgico, ma non fa testo. Con il comico genovese, più che di politica industriale si potrebbe parlare delle diverse patologie psichiatriche classificate dalla scienza medica

E bravo a Giggino! Hai visto a Giggino? Ma che fenomeno Giggino! Dove sei stato in tutto questo tempo, Giggino? Si comporta, Giggino, sempre lui e chi altri sennò, in tutto e per tutto come il suo predecessore: il fu ministro Calenda. Nel palazzo romano dello Sviluppo economico non è cambiato niente, sussurrano i funzionari. Questo è come quello di prima che, a sua volta, era come quello di prim’ancora, ripetono all’unisono La campagna elettorale – con il suo armamentario di stupidità dispensate a buon mercato, con la post-verità spacciata per dogma assoluto – è una cosa; il governo, la complessità della realtà, le sue mille contraddizioni, sono tutt’altra cosa. Ci mancherebbe. Si prenda il caso Ilva? Il Cinque Stelle Di Maio auspica una soluzione simile a quella caldeggiata dall'esponente Pd, Calenda. Il primo voleva la vendita dell’impresa siderurgica tarantina ai privati; il secondo lavora alla stessa soluzione, dopo averne invocato la chiusura nelle scorse settimane. Il comico alla testa di un movimento-setta, il Grillo che sparla più famoso d’Italia, il capo effettivo di un capo sulla carta, continua a vaneggiare su un'Ilva trasformata niente poco di meno che  in un gigantesco parco giochi. Questo signore non andava cacciato dalla Rai anni addietro, bisognava dargli il foglio di via dall’Italia. Meno male che c’è Giggino a riportarlo sulla terra. A ripetergli che, in fondo, i Cinque Stelle sono una costola del Pd, che gira e rigira il populismo è questo: dire cazzate sperando che nessuno se ne accorga. Giggino si che ha le idee chiare, altro che Grillo. L’Ilva deve continuare a produrre, deve mantenere gli stessi occupati di oggi, deve ingraziarsi i sindacati, le associazioni ambientaliste, il sindaco di Taranto, il presidente della Regione e finanche il circolo cacciatori di vattelapesca e chiunque altro. Il doroteo Giggino, il democristiano Giggino che sarebbe stato un esemplare iscritto del Pd, pensa alla rivoluzione facendo leva sulla restaurazione. Somiglia al Principe di Salina nel Gattopardo: “Con mia moglie ho fatto sette figli e non le ho mai visto l’ombelico…”. Ecco, il governo delle ipocrisie, dei somari in giacca e cravatta, della grettezza settaria spacciata per democrazia diretta, del tardo medioevo presentato come modernità, è figlio dell’Italia di sempre. Tomasi di Lampedusa l’avrebbe chiamata: un’orgia senza coito.