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Mer, Nov

Il buongiorno si vede dal cretino

Il buongiorno si vede dal cretino

Editoriali di Vincenzo Carriero

La vicenda Ilva come cartina di tornasole del marasma nel quale è piombato il Paese. Sarà Taranto, ancora una volta, a piangersi la proroga della gestione commissariale voluta da Giggino. La lezione di Aristotele sulla democrazia che non di rado si trasforma in demagogia

Una proroga che non serve a niente, se non a complicare ulteriormente le cose. A ritardare la restituzione dei crediti vantati dalle imprese dell’indotto, già sull’orlo del fallimento. A posticipare i lavori di ambientalizzazione e bonifica dei siti ad alto indice di criticità (copertura parchi minerali e nastri trasportatori, rifacimento delle cokerie). A sorvolare sulla manutenzione degli impianti e sui temi della sicurezza in fabbrica. La vicenda Ilva è una sorta di cartina di tornasole del marasma che regna nel Paese. Di come una delle sette potenze industriali del pianeta - o ex tale - sia caduta così terribilmente in basso. E finisca con il contare sempre meno nello scacchiere internazionale. Taranto, la vicenda della sua impresa più rappresentativa, il dualismo mai risolto tra lavoro e salute, che a tanti conviene mantenere in chiave antinomica, potranno segnare la Caporetto del governo guidato dai gemelli diversi? Da altre parti, probabilmente, si. Qui da noi, altrettanto probabilmente, no. Siamo degli approssimativi cronici, confondiamo la memoria, specie quella collettiva, per un vezzo un po’ naif. Crediamo agli asini che volano e che poi, una volta riscesi in terra (in maniera sgraziata rispetto agli angeli di Wenders), siedono al governo. Amiamo in maniera viscerale la mediocrità, una sorta d’ideologia nazionale: trasversale e metapolitica. Il fascismo e il comunismo, se ci pensate, cosa sono stati: enormi – e durature – sbornie distillate da mediocrità diffusa. Di Maio vuole capire cosa fare dell’Ilva? Come dare esecutività ad un atto di vendita ai franco-indiani di ArcelorMittal, il cui contratto è stato depositato da tempo? Sarebbe bastato che lui e i suoi compagni di sventura, compresi i grillozzi eletti nel tarantino, fossero stati meno ipocriti in campagna elettorale. Le parole possono divenire pietre, gli impegni assunti con tanta noncurante sicumera addirittura macigni. Se Giggino non sa come uscirsene dall’angolo nel quale si è cacciato da solo, è affare suo. Il dilettantismo, shakerato con la solita demagogia un tanto al chilo, non può ricadere sulle spalle di una città che conta circa 200 mila abitanti. Il siderurgico, come i tarantini sono abituati a chiamare la fabbrica ubicata alle porte del quartiere Tamburi, brucia 50 milioni di euro al mese. Risorse queste che, con una gestione commissariale prorogata per altri tre mesi, dovrà piangersi lo Stato. Cioè il contribuente. E chissenefrega, diamogli del tempo a questi qui. Sono giovani, dovranno fare esperienza. Anche se quello che hanno promesso in campagna elettorale non trova conferma nella prassi di governo? Si. Anche se il buongiorno si vede dal mattino – o dal cretino – a seconda dei punti di vista? Si. Anche se alla fine a rimetterci saremo tutti noi? Si. Anche se…? Si, si e si. E allora prego, accomodatevi pure. Aristotele aveva capito tutto. La democrazia si può, non di rado, confondere con la demagogia. Il governo dispotico dei poveri, delle classi inferiori fomentate – e irretite – da quelli che il grande filosofo greco chiamava gli “adulatori del popolo”. Chi vi ricorda?