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Mer, Nov

Evviva la cultura che non c'è

Evviva la cultura che non c'è

Editoriali di Vincenzo Carriero

Anche questa estate volge al termine senza che l'Amministrazione comunale abbia redatto un cartellone d'iniziative per la promozione del territorio. Siamo orfani della bellezza, del gusto, del senso estetico. E, a Dostoevskij, da tempo abbiamo recapitato il foglio di via da Taranto

“L’estate sta finendo e un anno se ne va”, cantavano i Righeira a metà degli anni ’80. Magari ad avercela avuta noi un’estate. Da un po’ di tempo, la bella stagione, si tiene lontana da queste parti. Prende le dovute distanze (l’estate, sempre lei) da una città, unico caso nelle galassie spaziali, pressoché digiuna di fermenti culturali. Orfana di un cartellone d’iniziative, su questo specifico comparto, redatto dalla locale Amministrazione comunale. A scrittori, cineasti, musicisti e artisti vari viene negato il permesso di soggiorno nella seconda realtà urbana della Regione. Guai a loro se mettono piede a queste latitudini. Altro che Salvini il truce, come lo ha ribattezzato Giuliano Ferrara. I nostri sono veri respingimenti, e non a chiacchiera: operati sulla terra ferma prim’ancora che in mare aperto. Respingiamo la bellezza, la grazia, il gusto estetico. Qualcosa, insomma, di più raffinato – e rarefatto - che prendersela con persone il cui colore della pelle, o nazionalità, risultasse differente dal nostro. Sempre primi noi, mi raccomando, nelle classifiche degli ultimi. Antesignani nel ricercare un niente parecchio volgare. E pensare che qualche buontempone aveva persino candidato, non molto tempo fa, il capoluogo jonico a capitale europea (prima) e italiana (dopo) della Cultura. Proposte chiaramente bocciate, rispedite al mittente, e grasse risate consumate alle nostre spalle. L’assessore Marti che dice a tal proposito? Perché il Comune non destina risorse per allietare l’estate (che non c’è) dei tarantini? Come mai siamo così allergici a tutto ciò che richiami, anche alla lontana, un’idea di proposta culturale? La bellezza – cioè la cultura – salverà il mondo. Peccato che Dostoevskij non abiti più a Taranto. Gli fu recapitato in tutta fretta il foglio di via per le idee blasfeme che propugnava. Come tutto in questa città che non ricordi la birra e quattro calci dietro un pallone.