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Gio, Ott

Batti il muro

Batti il muro

Editoriali di Vincenzo Carriero

Il muraglione di via Cugini racchiude il mare e tiene in ostaggio una città. Nella prossima Taranto andrà abbattuto. Dopo anni di bellezza negata, abbiamo bisogno di recuperare il concetto di "ecologia dello sguardo"

I muri si abbattono, non si erigono. Non soltanto quelli fisici. A Taranto, quello che delimita l’Arsenale della Marina militare, ha fatto il suo tempo. Non da oggi, ad onor del vero. I muri dividono. Separano. Allontanano. Alimentano diffidenze e reciproci sospetti. Implementano l’ignoranza, nel senso di conoscenza difettosa e assai incerta. Il muraglione di via Cugini è un pugno nello stomaco, una sorta di ferita in cemento inferta sul corpo vivo di una realtà urbana. Brutto, come tutte le opera che ostruiscono la vista. Vecchio, come tutti i mancati rinnovamenti attesi invano. Superato dalle moderne scienze urbanistiche. Nel nostro caso, poi, impedisce ai tarantini di posare lo sguardo su una fetta di Mar Piccolo. Complica - e restringe - lo skyline al rovescio di una città più lunga che larga. Simile per conformazione ad una Genova molto più mediterranea, ad una Miami più suggestiva ed europea. Nella prossima Taranto, per riprendere il titolo dato ad un recente dibattito organizzato dal nostro giornale, quel muro non dovrà esserci più. Affrancarsi dall’Ilva, e da un modello di sviluppo novecentesco, significa anche puntare su un’economia che abbia nel concetto di sistema urbano, di spazio cittadino, il proprio punto di forza. Si diversifica nell’identità da recuperare, da liberare e valorizzare mediante l’appuntamento con la modernità. Nella conoscenza che non ammette barriere e pregiudizi. Qualche mese fa la rivista bolognese Il Mulino ha dedicato un intero numero all’argomento. La ricchezza misurata attraverso il Pil - Prodotto interno lordo avrà nelle città una sorta di moltiplicatore economico. Più di quanto non sarà possibile rilevare in ambiti territoriali più ampi: le Regioni o gli Stati stessi, per esempio. Taranto e la provincia jonica sono già di fatto un’area metropolitana di oltre 600 mila abitanti. Una delle più importanti dell’intero Mezzogiorno. Una città-stato dell’inclusione, dei ragionamenti sofisticati (si spera) e mai banali. Emblema di quella ecologia dello sguardo che, alla bellezza negataci per troppo tempo, sappia coniugare il concetto pasoliniano di progresso. Si cominci dall’abbattimento del muraglione; lo si faccia di comune accordo con la Marina Militare. Quando voglio vedere il mare, scriveva Conrad, “è come se cercassi di aprire la porta di un sogno a lungo inseguito”.