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Mer, Nov

Abbiamo fatto tutto il possibile

Abbiamo fatto tutto il possibile

Editoriali di Vincenzo Carriero

Ieri Pelillo, oggi la De Giorgi: i facinorosi sono sempre gli stessi. I lanciatori professionisti di pomodori andati a male si esercitano tutti al solito poligono dei nullafacenti esibizionisti. Sulla farsa andata in scena per la cessione di Ilva a Mittal, però, i parlamentari locali dei Cinque Stelle hanno perso una grande occasione: dare nobiltà all'istituto giuridico delle dimissioni

La parole risuonano come un refrain delle opportunità mancate, della vergogna celata dietro la faccia tosta. Finiscono con l’essere una sorta di mantra posticcio e assai poco moderno: “Abbiamo fatto tutto il possibile…”. I deputati tarantini, di conio pentastellato, sono vivi e vegeti. Sbagliava chi li riteneva silenti, impalpabili, meri esecutori delle direttive ricevute dalla “Casaleggio Associati”. Altro che adepti di una setta d’ignoranti fondamentalisti, di sgraziati replicanti dell’aria fritta. Ma quando mai. Lo stipendio sicuro – e il seggio a Roma – che mai più potrà capitarti a sorte nella vita equivalgono ad una pozione magica. Lazzari, alzatevi e camminate. Non è Gesù a chiedervelo ma direttamente Beppe Grillo. Parlano ogni morte di Papa i nostri rappresentanti istituzionali, forse anche due (di sommi pontefici passati a miglior vita, s’intende), ma quando decidono d’intervenire lasciano il segno. Capisci subito di che pasta sono fatti queste nuove leve della democrazia rappresentativa dai concetti che dispensano, dagli squarci di luce che dischiudono con le loro idee avvincenti e mai banali. Ripetono all’unisono gemme di straordinaria saggezza. “L’appuntamento con la chiusura dell’Ilva è solo rinviato”.  Ma pensa un po’… E, ancora, dando fiato alle trombe trombate delle illusioni distillate nel fu realismo politico più che fu Mattia Pascal: “Vedrete che Luigi (Giggino per i lettori di CosmoPolis) studierà molto presto una legge speciale per Taranto che renderà concreta la riconversione economica della città”. Che bravi i nostri eroi. Per il momento la Gigi Economy, tradendo i proclami elettorali, le promesse/cazzate coltivate con la stessa sicumera dei numeri della riffa, ha operato come un qualsiasi governo democristiano (Prima Repubblica) o a guida Pd – Forza Italia (Patto del Nazareno nella Seconda Repubblica) del passato più o meno recente.
Non aver consentito ad un parlamentare della Repubblica di manifestare il proprio pensiero, di argomentare le ragioni alle quali teneva, inveirle contro sino al punto da rendere necessaria la sua ritirata con tanto di scorta al seguito, così come avvenuto l’altra sera a Taranto, è stato un atto deprecabile. Disgustoso come tutte le prevaricazioni coatte e violente sanno essere. Ieri Pelillo, oggi la De Giorgi: i facinorosi sono sempre gli stessi. I lanciatori professionisti di pomodori andati a male si esercitano tutti al solito poligono dei nullafacenti esibizionisti. Il brodo di coltura dal quale attingere braccia senza cervello, urla da trogloditi, radicalismi imbecilli e tardo-analfabeti, non muta i propri elementi costitutivi nel tempo che passa. Senza contradditorio, la democrazia chiude per cessata attività. Senza civiltà, un popolo consegna se stesso ad un inappellabile negazione. E alla diossina che diffonde morte, ai Piani ambientali farlocchi, ad una politica disonesta e dilettante, alla sanità che ci viene negata, ad Emiliano che ci spaventa con il suo proposito di ricandidarsi alla guida della Regione, dobbiamo sommare anche i disturbi collettivi di personalità amplificati in giro per lo stivale. Ai parlamentari locali dei Cinque Stelle, infine, vorremmo ricordare che, nonostante quanto fatto firmare dai legali della Casaleggio Associati al momento del loro insediamento, al di la delle penali da 150 mila euro da corrispondere in caso di divorzio più o meno consenziente dal gruppo parlamentare di riferimento, nel nostro ordinamento – vivaddio – continua a non essere contemplato il vincolo di mandato. L’istituto delle dimissioni, per quanto raro di questi tempi, conserva intatto la propria nobiltà. Forse il tradimento inflitto a Taranto lo avrebbe meritato. In fondo andare via dai Cinque Balle non è poi così grave. Anzi.