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Mer, Nov

Salvate il soldato Travaglio

Salvate il soldato Travaglio

Editoriali di Vincenzo Carriero

Per il direttore dell'Artefatto Quotidiano il governo - e Giggino suo - hanno ben operato nella vicenda Ilva. Anche l'immunità penale, concessa ai nuovi proprietari del siderurgico, va bene. Ci volevano i Cinque Balle per trasformare un giustizialista indefesso, colui che vorrebbe un Davigo o un Ingroia qualsiasi come prossimi presidenti della Repubblica, in un garantista con le lacrime agli occhi

C’era una volta il giustizialista Marco Travaglio. I suoi articoli si nutrivano di sirene spiegate, del ticchettio delle manette più che d’inchiostro vergato e ragionamenti oggettivi. Il suo giornalismo era nient’altro che un suk di approssimazioni da leguleio, con la vocazione/ossessione alla parzialità più pruriginosa. L’orizzonte al quale tendere, spacciato per verità assoluta, nient’altro che la ricostruzione raffazzonata di fatti farciti con personaggi telecomandati e strumentalità opinabili. Quel Travaglio, oggi, non esiste più. Almeno nei giudizi pronunciati verso una parte politica. Sarà l’età, saranno i tanti soldi che racimola portando in giro per teatri i suoi spettacoli da guitto della parola. Da forcaiolo indefesso a garantista con le lacrime agli occhi e le braccia allargata, in posa da crocefisso con le stigmate, il passo è breve quando ci sono di mezzo i Cinque Stelle. Tutto va bene madama la marchesa per chi, facendo scompisciare dalle risate l’Italia intera, ebbe a definirsi l’erede di Indro Montanelli. Bastava questa affermazione perché a qualcuno venisse in mente di sottoporlo a trattamento sanitario obbligatorio. Ma lì dove non è arrivata la scienza medica – la gaia scienza secondo Nietzsche – ci ha pensato Giggino nostro. Dal salotto televisivo di una spenta Lilli Gruber, sempre fuori tempo con le sue labbra siliconate, sopravvalutata per conclamata insipienza telegenica, si compie la metamorfosi di Travaglio. “Quello sull’Ilva è un buon accordo, una di quelle cose per le quali essere grati all'attuale governo”, si affretta a dire il direttore dell’Artefatto Quotidiano. Persino l’immunità penale concessa ai nuovi proprietari della ferriera è cosa buona e giusta per l’uomo che vorrebbe un Davigo o un Ingroia qualsiasi prossimi presidente della Repubblica. Abbasso le procure, fanculo i magistrati e viva la Gigi economy. Cosa non farebbe una mamma per il suo figliolo… E pensare che l’ideologo Travaglio, che non conosce altra ideologia che non sia quella professata dai Cinque Balle, prese parte all’ultima edizione del Primo Maggio tarantino. In quell’occasione ci rifilò un sermone sulla trattativa Stato-Mafia e plaudi alle ragioni degli organizzatori che chiedevano un’Ilva chiusa e una città avviata verso un reale processo di riconversione. A quel tempo le promesse fatte in campagna elettorale, la volontà di trasformare l’ex Italsider in un grande parco giochi erano ancora fresche e gravide di speranza per il futuro. Il giovane Montalbano non stava nella pelle, omaggiava Marco, lo riempiva di languidi sguardi come solo gli innamorati perduti sanno fare. Stessa cosa dicasi per la Petrini, la conduttrice della trasmissione Nemo, anch’essa arruolata nell’Artefatto Quotidiano, emozionata perché il suo mito, il sabaudo Travaglio le appariva come un oracolo (non di Delfi) innalzato direttamente dalle mura greche di Taranto. E pensare che un noto ambientalista della città, che ama definirsi eco-marxista (beato lui!), ha un proprio blog sul fattoquotidiano.it. Scrive di ambiente, salute negata e del siderurgico da chiudere senza se e ma. Tutti irrimediabilmente affetti da travaglite acuta: traditi, sconfessati, guarda caso, proprio da Travaglio. Capita quando un commediante lo si eleva a coscienza critica di un Paese. Succede quando i radicalismi sono finti e annacquati dall’interesse personale. Ridateci l’erede di Montanelli, con o senza trattamento sanitario obbligatorio.