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Mer, Nov

L'uomo delle stalle

L'uomo delle stalle

Editoriali di Vincenzo Carriero

Nel suo romanzo più famoso - 1984 - George Orwell aveva previsto tutto. Cita anche la "Casaleggio Associati" senza mai nominarla. Il Paese che ha dato i natali a Goldoni, alla commedia che da arte purissima diviene strategia e ingegno italico, non può essere prigioniera di un blog

Dopo l’imprenditore amico dei mafiosi, il comico da strapazzo. Nel bel mezzo governi di sinistra catto-arcobaleno senza alcuna cultura riformista. Via i politici di professione, porte aperte agli imbroglioni di professione. L’Italia del dopo Tangentopoli è un grande bluff, pensava di dover stare meglio e, invece, si ritrova a stare peggio. La discesa agli inferi è cominciata quando il livello politico ha svenduto se stesso e lasciato che il suo spazio fosse occupato quasi esclusivamente dagli interessi del capitalismo internazionale. La politica ai cattolici, la finanza ai laici: questo era il patto non confessato, messo in piedi nei famigerati anni della Prima Repubblica, con la regia di Enrico Cuccia. Un accordo che rese gli appetiti degli animal spirits meno famelici; e, il funzionamento di una democrazia rappresentativa, più rispondente alle esigenze dei cittadini. Non c’è nostalgia per i tempi che furono, costellati da errori marchiani e orge di potere divenute via via sempre più insopportabili; c’è, semplicemente, totale disprezzo per quanto venuto dopo. Il nuovo nato dal vecchio è già decrepito. Andato. Consumato dalla sua stessa inconcludenza parolaia. I Salvini e i Di Maio – e prima di loro, i Di Pietro e i Bossi – sono degli involucri vuoti, contenitori senza contenuto. Non hanno identità perché sono sprovvisti di una propria storia. Non è tanto l’ignoranza dilagante che gli accumuna a destare preoccupazione. Esiste qualcosa di ancora più pernicioso: l’assenza di un reale progetto di società, la nostalgia bacchettona elevata a dottrina politica. Un’idea inclusiva di comunità attorno alla quale tentare di costruire un approdo futuro. Un afflato, insomma, cosmopolita che accompagni la grande vicenda umana. Che lo si chiami sovranismo o fascismo, cambia poco. Le parole si trasformano, i concetti restano. E, con essi, anche le pessime azioni. Il Paese che ha dato i natali a Goldoni, alla commedia che da arte purissima diviene strategia e ingegno italico, non può essere prigioniera di un blog. Orwell aveva previsto tutto con il suo libro più realisticamente fantasioso: 1984. Non nomina mai la “Casaleggio Associati”. Tutt’al più la cita senza farsene accorgere.