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Sab, Nov

La Grande Taranto

La Grande Taranto

Editoriali di Vincenzo Carriero

Non riduciamo le prossime elezioni provinciali in un appuntamento ordinario e scontato. Per rinverdire i fasti di un passato sempre più remoto serve un'idea coraggiosa, una suggestione da spacconi. Genova, Marsiglia, Siviglia: la sfida è nel cosmopolitismo più che nel Piccolo-Grande-Salento. Tutto il resto è società liquida tendente al liquame

La “Grande Taranto”: un’ idea geo-culturale – e socio-economica - in grado di sparigliare i giochi di nani e ballerine della politica locale. Una suggestione che faccia il paio con un eventuale processo di riforma istituzionale. Dal basso, bottom-up, come direbbero gli anglosassoni. In barba al Titolo V della Costituzione più bella del mondo, e ai pasticci da pluriripetenti arroganti, su di essa commessi dalla sinistra champagne e caviale nello scorso decennio. Se si vuole dare un senso compiuto alle prossime elezioni per la Provincia, ad enti di secondo livello svuotati della sovranità popolare, serve un colpo ad effetto, la passione insita in ogni ragionamento che non sia votato all’ordinarietà pelosa. Altrimenti fate come vi pare, calcolate i voti ponderati di questo o quel consigliere comunale, perdetevi pure in baruffe partitiche novecentesche al cospetto di società liquide tendenti sempre più al liquame. Non caverete, comunque, un ragno dal buco. Si sarà perso tempo, sciupata l’ennesima occasione capitataci a sorte. Serve a poco fare meglio di Tamburrano; operazione, questa, tutt’altro che proibitiva. Serve molto, invece, se si vuol cambiare senso di marcia al nostro incedere. Se si vuole recitare un ruolo di primo piano nelle dinamiche del futuro prossimo venturo. Taranto si porta dietro una tara storica, consustanziale alla sua stessa vicenda comunitaria: non è una piccola città, ma non è neanche una grande città. Vive, come tutte le mezze cose, nell’italica e sempiterna lotta tra guelfi e ghibellini, in un perenne limbo dell’identità negata. Condannata a restare sospesa tra la grandeur di un passato sempre più remoto e un presente dalle tinte ancora poco nitide. La “Grande Taranto” rompe questo schema di inerzia perpetua, rimescola il mazzo di carte delle politichese ammorbante, allarga i confini cittadini a tutti i comuni dell’area jonica. Rende, insomma, l’ex capitale della Magna Grecia una grande agglomerato urbano di 600 mila anime, avvicinandola a realtà come Genova, Marsiglia, Siviglia. Il tempo di andare da soli è finito. Quello del piccolo è bello, anche. La sfida è nel cosmopolitismo più che nel Piccolo-Grande-Salento. Taranto non è in Puglia, ma a Taranto per dirla con le parole di Cosimo Argentina. Una debolezza tramutata in forza rivelatrice. Adesso per domani. Adesso per sempre. Che è molto di più del prossimo 31 di ottobre.