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Mar, Dic

Tranquilli, il sergente Garcia sta tornando

Tranquilli, il sergente Garcia sta tornando

Editoriali di Vincenzo Carriero

Più che consegnare Zorro alla legge, è la città che ha bisogno della sua saggia azione di governo. Del suo alto magistero politico. Il Pd può tirare un sospiro di sollievo; le opposizioni, anche. Ad aver vinto, ancora una volta, è la Confraternita della pizzella. Qualcuno sano di mente nutriva dubbi a tal proposito?

Non è roba per noi, meglio lasciar perdere. E’ inutile – oltre che ridicolo – continuare a voler recitare la parte con fare sgraziato. L’istituto giuridico delle dimissioni cozza con il carattere italico. Vedrete, la prossima settimana, nell’ultimo giorno disponibile o giù di lì, il sergente Garcia rientrerà nei ranghi. Cioè, a Palazzo di città. Luogo dal quale non ha mai pensato seriamente di andare via. Nessuno vuole tornarsene a casa: il sindaco, la maggioranza, i falchi e le colombe, le opposizioni più o meno vocianti, i traditori e i traditi. Toglietemi tutto, ma non il mio gettone di presenza. La politica, piaccia o meno, è questa roba qui ormai. Con il conio forgi le ideologie e rimasugli vari del tempo che fu. Il portafogli o il progetto? Tutta la vita il portafogli. Il resto non esiste più. Il resto è pantomima, avanspettacolo di quart’ordine. Le Istituzioni sono popolate da mediocri e perdenti seriali che se la credono. Qualcuno ce lo siamo tolto davanti, con l’elezione del nuovo presidente della Provincia. I Tamburrano e i Chiarelli potranno, per il loro e il nostro bene, occuparsi finalmente di altro. C'è chi resiste ancora, anche se di fatto, finisce per sommare sconfitte su sconfitte. Perde alle Regionali, perde – in malo modo – alle amministrative dove si era messo in testa di fare il sindaco, convince il sergente Garcia a candidarsi per la Provincia accompagnandolo, mano nella mano, a cadere nel precipizio. A sconfitta certa perché quando semini odio e trasformi la democrazia in sultanato, alla prima occasione utile te la faranno pagare. Due fenomeni in uno, insomma: il sergente Garcia e il re delle partecipate. L’uno è un fuoriclasse; l’altro, pure. Campioni dell’inconcludenza divertita a cui sono state affidate le chiavi della città. A Taranto funziona così: più sei scarso e maggiori saranno le possibilità di successo. Viviamo d’imbecillità riflessa, di emulazioni coatte. Beati noi. Beati loro. Beati tutti, giunti a questo punto. Il Pd, le associazioni di categorie, le confraternite della pizzella, a vario titolo, potranno tirare un sospiro di sollievo. Melucci che torna al suo posto (perché è mai andato via?) serve a tutti. Rassicura tutti. Garantisce gli uni e gli altri, nella città che avrebbe fatto bene a dare i natali a Tomasi di Lampedusa. Tutto cambia perché nulla cambi. Ad una condizione, però: ridateci il sergente Garcia.