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Gio, Gen

CORPI INTERMEDI

CORPI INTERMEDI

Editoriali di Vincenzo Carriero

Bari ci scippa anche la sede di Confindustria, con il consenso entusiasta di Cesareo. Scelta errata, per noi di CosmoPolis. In questo frangente storico, poi, con il grosso dell'imprenditoria internazionale interessata ai destini tarantini. Un presidente scaduto da oltre un anno non dovrebbe prendere decisioni cosi importanti

La città più industrializzata del Mezzogiorno non avrà più una locale – e autonoma - sezione di Confindustria. La casa degli industriali jonici sarà una multiproprietà, da dividere con le associazioni consorelle di Bari e della BAT. Almeno così recita l’accordo, sottoscritto nella giornata di ieri da De Bartolomeo (Bari e BAT) e Cesareo (Taranto). Nei fatti, invece, verremo inglobati dai quei furbacchioni dei nostri cugini baresi. Chi è più grande fagocita chi è più piccolo. Sempre; è una legge della natura dalla quale non si può sfuggire. Noi abbiamo l’Ilva, l’Eni, adesso i turchi di Ylport, il grosso insomma dell’imprenditoria italiana e internazionale, e gli altri si prendono i meriti. A noi l’hardware, gli impatti ambientali, il trattamento di sfavore riservato alle imprese dell’indotto, le rivendicazioni sindacali e gli autunni più o meno caldi, a loro il software e la rappresentanza tronfia in questo eterno ed estenuante gioco a somma zero. In casa – o in trasferta – cambia poco: il risultato premia comunque sempre gli altri e relega noi, rassegnati e autolesionisti, nel girone dei vinti. La giustificazione alla base di questa soluzione è inscritta nella riforma Pesenti sulla rappresentanza in Confindustria. Per accedere a benefici economici trasferiti dal nazionale, è necessario poter contare su un livello di contribuzione locale non inferiore ai 2,5 milioni di euro annui. Bari da sola non ce la fa; con le aziende tarantine, invece, la soglia minima verrà garantita. E allora perché non compiere il percorso inverso: venissero i baresi, quelli della Bat, i tanti – o pochi – Batman in circolazione, a rafforzare e implementare la sede tarantina di Confindustria. Siano, una volta tanto, altri ancillari e aggregati rispetto ai nuovi processi in atto. Il sociologo Mauro Magatti lo ripete da tempo: “I corpi intermedi, pena la loro dissoluzione nei prossimi anni, devono decidere se limitarsi ad estrarre valore o crearne di nuovo”. Lecce non lo fa, Foggia non lo fa. Persino Brindisi non lo fa. Restano autonome con le loro sedi confindustriali, infischiandosene della riforma Pesenti. Soltanto noi, presidente Cesareo, avevamo la fregola di unirci a Bari? In questo momento storico, tra l’altro: con una serie di importanti multinazionali che hanno scelto il capoluogo jonico come avamposto delle loro strategie produttive future. Non le sembra un controsenso, un’inopportuna e solitaria fuga in avanti, la sua idea? Tra l’altro, ci permettiamo di farle notare, come scelte di questa portata non andrebbero compiute da un presidente il cui mandato è scaduto da oltre un anno. Lasci che sia il suo successore, chiunque esso sia, a delineare quale futuro andrà traguardato per l’associazione degli industriali. Si consigli con il suo vice, ascolti il presidente della Camera di Commercio. Gente esperta: tanto quanto lei. Tutti voi insieme, ne siamo certi, troverete il bandolo della matassa. Lo avete sempre fatto in questi anni. Lo ha riconosciuto anche Il Sole 24 Ore, con la classifica sui capuluoghi italiani dell'altro ieri...