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Mer, Mar

Banca Emiliana

Banca Emiliana

Editoriali di Vincenzo Carriero

Big Michele vuole fondere le tre banche popolari regionali: quella di Bari, quella di Puglia e Basilicata e la Popolare Pugliese. Populista (attività che predilige in assoluto), ambientalista, medico ospedaliero, magistrato non in aspettativa, pur di maturare la pensione, e adesso anche banchiere. Quante qualità in un uomo solo. Altro che Musil. Con l'approssimarsi della campagna elettorale, il politico si trasforma sempre più in uno statista. Che meraviglia

Prima dell’Emiliano ambientalista – e dopo l’Emiliano populista e demagogo, sue vere e indiscusse passioni – c’è l’Emiliano banchiere: una sorta di new entry confezionato per il 2019. Nel bel mezzo, almeno un’altra dozzina di qualifiche: Emiliano medico ospedaliero (la sua riforma del sistema sanitario regionale, perfetta e funzionante com’è, sta a dimostrarlo). Soltanto un “tecnico” come lui poteva realizzare una meraviglia del genere, chiudere i Pronto Soccorsi e gli ospedali come se niente fosse. Drenare risorse dal pubblico per attribuire sempre più prebende ai privati perché, per dirla con le parole dell’avvocato Agnelli, “E’ la sinistra – o ciò che si atteggia ad essere tale - a promuovere politiche di destra nel nostro Paese”. Emiliano il velleitario, con vocazione a segretario nazionale di un partito (puntualmente trombato); Emiliano magistrato che non vuol saperne di mettersi in aspettativa (la pensione matura, ragazzi, anche senza mettere mai piede in un’aula di Tribunale) nonostante il recente pronunciamento della Corte Costituzionale. Big Michele è tante cose assieme, è uno e trino con la sua ideologia alle cime di rapa. Che finisse con l’importarsi del destino delle banche pugliesi, però, in pochi potevano sospettarlo. Fondere le tre banche popolari regionali, la Popolare di Bari con la Popolare di Puglia e Basilicata e la Popolare Pugliese. Questa la proposta di chi, da presidente di Regione assente, non pervenuto, s’impiccia di ogni cosa. Perché mai, poi? Qualche mese fa, a chi gli chiedeva cosa pensasse dell’agonia perdurante degli azionisti della Popolare di Bari, rispondeva stizzito: “Faccio il Governatore della Puglia, non il dirigente di Banca d’Italia”. Sarà cambiato qualcosa, nel frattempo? C’entrano per caso le imminenti elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale? Il calciomercato si chiude a fine gennaio, per altre campagne acquisti non si conoscono limiti temporali al momento. Perché mai, presidente, per salvare la Popolare di Bari – e il suo sistema di potere locale – altre banche, con soldi e risparmi dei pugliesi, dovrebbero partecipare ad un’operazione simile? Con quale utilità, poi? Perché la Popolare di Puglia e Basilicata, guidata dal suo amico Leonardo Patroni Griffi (fratello di Ugo, presidente dell’Autorità portuale di Bari)?  Perché la Popolare Pugliese di Primiceri? Tra l’altro, il passato dovrebbe insegnare qualcosa agli epigoni del progressismo italico. Le disavventure finanziare di Monte dei Paschi di Siena ebbero inizio dopo l’acquisto di Banca 121, per un valore di 2500 miliardi delle vecchie lire. Una volta fallito l’istituto di credito del "Piccolo Salento", Vincenzo De Buttis, l’amico di D’Alema, passò a ricoprire l’incarico di amministratore delegato proprio al MPS. Ma guarda un po’. Per non parlare di Fassino e del suo entusiastico “Ma abbiamo una banca?”, pronunciato in un colloquio telefonico con l’allora amministratore delegato di BNL, Giovanni Consorte. Con Banca Etruria, prim’ancora che per una riforma costituzionale sbagliata nel metodo perseguito e divulgata peggio, si eclissò la stella di Renzi. Dopo tutti i disastri combinati, quella della Banca Emiliana in Puglia proprio no. E’ un’incongruenza logica. L’ennesima di una legislatura che è stata un campionario variopinto di slogan. Tra l’altro, Big Michele, interessarsi a questo genere di cose porta male…