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Dom, Lug

GASTRO-PROTETTORE

GASTRO-PROTETTORE

Editoriali di Vincenzo Carriero

Per fare una gastroscopia al Santissima Annunziata ci vogliono sei mesi. Nel Sud di "Matera capitale europea della cultura" il Sud non esiste. E' tutt'al più un'espressione geografica, il legno storto di una Storia senza alcun racconto

All’incirca sei mesi per fare una gastroscopia. Al Santissima Annunziata di Taranto, se sei fortunato, prenoti in inverno ed esegui in estate. Le stagioni di mezzo non ci sono più, si saltano a piè pari. Devi dare il tempo al gaastroprotettore di agire. Con il pubblico funziona così. Cioè: non funziona. Con il privato, invece, sei mesi diventano al massimo sei giorni. Le liste di attesa si trasformano, come d’incanto, in liste d’intesa. Basta svuotare le proprie tasche e il problema è risolto. Il trucco c’è e si vede pure. E’ sufficiente sostituire quel che rimane del novecentesco welfare state con la moneta contante perché tutto torni. Se non ce l’hai, la gastrite, l’ulcera, te la fanno venire. Non resta che mettersi in coda al Cup per capire come vanno le cose al mondo in questo angolo remoto di mondo. L’Ospedale non cura, ti ammala. Proprio come la giustizia, anche la sanità è lunga. Nel senso che non arriva mai. E nega se stessa, diventa inopportuna, nell’incedere di un tempo infinito e sgraziato. In Terronia succede questo. Sotto Matera capitale europea della cultura, non esiste altro. Forse anche sopra. L’alta velocità arriva a lambire Napoli, oltre non osa spingersi. Il Freccia Rossa – vanto delle italiche ferrovie - è più rossa (di vergogna) che freccia in quello che un tempo veniva chiamato Regno delle due Sicilie. Le infrastrutture sono infra-storture, il legno storto della Storia senza alcun racconto. Le banche si mangiano i crediti dei risparmiatori con l’avallo della politica, i giornali in sciopero, tra quei pochi sui quali possiamo ancora (non) contare, si spera di salvarli con le collette ipocrite e con le suppliche al presidente Mattarella. Più che i piemontesi, ad essersi mangiato il Sud è il Sud stesso. Le sue liti permanenti con la modernità, il piagnisteo senza costrutto. Le divisioni ataviche, l’assenza di un progetto, le perfide gelosie, una borghesia agraria che alle buone letture e a Tomasi di Lampedusa ha sostituito i SUV. Non c’è capitale sociale nel Mezzogiorno dei pezzenti arricchiti. La nostra arretratezza è una spavalderia coatta. L’Italia sarà ciò che saprà essere il suo quadrante meridionale, per dirla con le parole di Gaetano Salvemini. Aveva ragione il grande molfettese. Hanno avuto torto coloro i quali sono venuti dopo. Non ci vogliono sei mesi per fare una gastroscopia al Santissima Annunziata. Ci vuole molto di più…