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Sab, Feb

Il Collegio dei revisori boccia Melucci

Il Collegio dei revisori boccia Melucci

Editoriali di Vincenzo Carriero

Il sindaco litigioso, colui che non vuole celebrare più i matrimoni a Palazzo di Città, vede respingersi la proposta di Bilancio relativa al biennio 2019-2020. L'uomo non ne indovina una, è completamente negato per il ruolo

Equilibri finanziari (e non quelli politici, come profetizzava Aldo Moro) a geometria variabile in riva allo jonio. I conti non tornano al Comune di Taranto. Soprattutto per quel che concerne la proposta di Bilancio relativa al biennio 2019-2020. Entrate, uscite, spesa in conto capitale, capacità di riscossione (Imu e Tari): la Giunta – e la maggioranza – dicono una cosa, il Collegio dei revisori un’altra. La confusione è tanta sotto il cielo della città dei due mari. Melucci il litigioso, il sergente Garcia che senza il suo Zorro se la prende con chiunque mostri di pensarla diversamente da lui, colui che non vuole celebrare più i matrimoni a Palazzo di Città, neanche l’ente fosse il suo, neanche si gestisse la bottega di proprietà in luogo della maggiore istituzione cittadina, non ne indovina una neanche per sbaglio. Da tempo lo scriviamo, lo facciamo in assoluta solitudine, incuranti delle “carezze” natalizie di un potere arrogante e poco democratico: l’uomo è inadeguato per il ruolo. Una città grande e complessa come Taranto, snodo cruciale di un Sud pericolante, sospeso tra rivendicazione e progetto, meriterebbe ben altra guida. Grazie a "Rinaldo in campo", qualcuno è arrivato persino a rimpiangere Stefàno: il che è tutto dire. Nel Collegio dei revisori che sconfessa Melucci c’è molto più di una bocciatura contabile, c’è tanto altro rispetto ad una semplicistica lettura economico-finanziaria. C’è l’assenza di una buona prassi amministrativa. L’incapacità all’ascolto e alla mediazione. Un’arroganza dilettantesca barattata con l’impegno politico.