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Ven, Apr

Taranto, una città acefala

Taranto, una città acefala

Editoriali di Vincenzo Carriero

Che ce ne facciamo della coppia Ronaldo-Messi, noi abbiamo Melucci-Gugliotti. Vuoi mettere? Il sindaco di Taranto: una delusione preannunciata. Il presidente della Provincia: il trionfo della modestia. L'economia senza la politica, la finanza senza un’anima, il denaro preoccupato ad autoperpetuarsi senza ricercare uno sbocco sociale, un progetto identitario, divengono nel tempo prevaricazione forzosa, colonizzazione coatta

Senza un’adeguata rappresentanza istituzionale. Il limite di Taranto, il suo presente anonimo, le fumose prospettive sulle quali edificare un’idea di futuro, risiedono in questa stringata – e desolante – espressione. Tramutiamo la ricchezza in miseria, le opportunità in fallimenti. Manchiamo di una testa pensante che ci qualifichi dando definizione e dignità al nostro estenuante peregrinare. La politica è affidata a impiegati di (scarso) concetto. Il decisore pubblico è un totem, un’entità astratta che neanche il grande Ernesto De Martino sarebbe riuscito a codificare. Spopolano gli improvvisati nei ruoli-chiave, ha vinto il dilettantismo edulcorato con l’assenza di peso specifico. Melucci: una delusione preannunciata. Gugliotti: il trionfo della modestia. I due maggiori enti del territorio: non pervenuti. A dominare la scena, quando ci va bene, è l’ordinarietà più pruriginosa. Mai un’idea, mai un sobbalzo, un sussulto d’intelligenza in grado di scompaginare gli schieramenti precostituiti. Il vento della storia ci allontana dagli obiettivi, anche quelli a portata di mano, persino ciò che sarebbe più difficile mancare che centrare, perché questo è il destino dei popoli che con conformismo – e testardaggine - preferiscono la menzogna alla verità. L’arricchimento personale, “la bulimia di denari”,  per utilizzare un’espressione della locale magistratura nell’inchiesta giudiziaria dei giorni scorsi, assieme all’assenza di un afflato etico, fanno da contraltare ad un tessuto pubblico slabbrato, debole nei suoi presupposti culturali. Ripiegato su se stesso perché affetto da sciatica mentale. Nessuna città del Mezzogiorno, più di Taranto, può contare sull’importanza e il cosmopolitismo di realtà produttive che hanno deciso d’investire sul suo territorio. Ma l’economia senza la politica, la finanza senza un’anima, il denaro preoccupato ad autoperpetuarsi senza ricercare uno sbocco sociale, un progetto identitario, divengono nel tempo prevaricazione forzosa, colonizzazione coatta. Questi sono i pupazzi e con questi dobbiamo fare il presepe. Aveva ragione chi sentenziò la nostra condanna imperitura in un Consiglio comunale di tanti anni fa. Nel frattempo, il presepe non si trova più. Quanto ai pupazzi: sono una specie in grande spolvero.