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Ven, Lug

Cartolina da Damasco. Anzi no, da Taranto

Cartolina da Damasco. Anzi no, da Taranto

Editoriali di Vincenzo Carriero

Il capoluogo jonico fatica nel costruirsi un futuro spendibile anche perché ha offeso - e sporcato - il suo passato. Se n’è vergognato. Lì dove tutti gli altri sono riusciti, noi abbiamo fallito. L’ultimo treno al quale restare agganciati si chiama Cis – Contratto istituzionale di sviluppo. Peccato che Giggino e il Truce, con il colpevole silenzio dei nostri parlamentari pentastellati, se ne siano dimenticati

Non siamo a Damasco. E neanche ad Aleppo o Palmira: le città della Siria rase al suolo dall’occupazione jihadista. Non siamo in Medio Oriente o in qualche angolo remoto del pianeta. Non c’entra nulla il fanatismo religioso nel colpevole abbandono della Città Vecchia di Taranto. L’ultimo bombardamento bellico, da queste parti, risale alla seconda guerra mondiale. La distruzione dell’Isola, le violenze inflitte al suo patrimonio immobiliare, al suo tessuto socio-antropologico, reiterate in oltre quarant’anni di lassismo politico e amministrativo, di sciatteria civica e sproloqui progettuali, colpiscono direttamente l’identità di un popolo. La sua propensione a raccontare e raccontarsi. E, a confrontarsi, con quel che resta – e resiste – del concetto di storia condivisa. Taranto fatica nel costruirsi un futuro spendibile anche perché ha offeso - e sporcato - il suo passato. Se n’è vergognato. Ha rescisso il cordone ombelicale che lega una qualsivoglia comunità al proprio centro storico, come se nulla fosse. Con scanzonata imbecillità, confondendo il bello con le bellurie. L’inurbamento del borgo albertino ha assecondato più gli appetiti della speculazione edilizia, dei prestatori di denaro a strozzo che non un’idea armoniosa e condivisa di progresso cittadino. “L’avvenire è un passato luminoso”, ci ha insegnato Benedetto Croce. Chi scorge l’orizzonte sa anche voltarsi indietro. Deve sapersi voltare indietro se non vuole incespicare. Altri lo hanno fatto, noi no. Bari ha recuperato i luoghi dell’identità, portandovi al suo interno un mix ben assortito di storia e modernità. Lecce, lo stesso. Brindisi, anche. Persino Foggia, uscita distrutta da un terribile terremoto. L’ultimo treno al quale restare agganciati si chiama Cis – Contratto istituzionale di sviluppo. Progettato nel 2012 dai governi dell’epoca, ribattezzato da molti come legge speciale per Taranto, contempla risorse per il recupero e la valorizzazione del nostro centro storico. Giggino e il Truce lo hanno riposto in un cassetto, da oltre un anno non si convoca il comitato tecnico. I nostri parlamentari pentastellati tacciono. E’ la Città Vecchia di Taranto, no di Damasco o Aleppo. E neanche di Palmira. Vallo a spiegare a quelli che oltrepassato il Ponte di Pietra, volgono lo sguardo alla loro sinistra.