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Gio, Lug

Tutto suo padre

Tutto suo padre

Editoriali di Vincenzo Carriero

Il riformismo ha perso, è uscito sconfitto da un populismo con venature nazionaliste. L'immagine si è mangiata i contenuti, l'interesse particolare ha avuto gioco di una sensibilità collettiva. Il caso Taranto sta a dimostrarlo. La dottrina Emiliano cos'è se non l'avanzata di un chiacchiericcio afono e senza costrutto

Persi per strada, fiaccati da un modernismo senza etica. Increduli dinanzi al dilagare del semplicismo – che è altra cosa rispetto alla semplificazione - idiota. Nelle nostre soporifere democrazie c’è un grande assente, ormai. Erriamo da decenni nel deserto privi di una bussola, di una chiara direttrice. Abbiamo confuso il senso di marcia con la marcia priva di senso, passiva, da moto inerziale. La cultura riformista, il pragmatismo e il gradualismo come prassi del buon governo, come sfida alla modernità ricercando un approccio da società aperta, senza steccati e arrendevolezze all’italico particulare, ha ceduto armi e bagagli ad un conservatorismo becero. Non quello compassionevole, tanto in voga nel cosiddetto modello renano e nella variante bavarese dei cristiano sociali, che ha anche il suo quarto di nobiltà. Il conservatorismo che ci avviluppa è mercimonio populista, con venature nazionaliste. Chi ha qualche dimestichezza con la scienza storica, con il ricordo che perfora lo spazio e i tempi, saprà che i totalitarismi (di destra e di sinistra) hanno incubato i loro nefasti propositi in brodi di coltura dalle eguali caratteristiche. Riformismo contro populismo, quindi. Cultura e competenza contro annunci e pressapochismi. E’ questa la grande sfida mancata, sottovalutata, erroneamente perduta da una frenesia senza costrutto. Si è lasciata impunemente aperta la stalla, per un arco di tempo troppo lungo tra l’altro. Adesso i buoi sono scappati, recuperarli sarà difficile. Quasi impossibile. Occupano le istituzioni, i centri nevralgici del potere, i luoghi dediti alla persuasione diplomatica. Si atteggiano ad uomini di Stato. Indicano soluzioni pasticciate per i nostri territori, tratteggiano un futuro raffazzonato. Ragionano di pancia (con i piedi, avrebbe ammonito Osvaldo Soriano) e non con la testa. A qualsiasi livello territoriale: centrale o periferico, fa lo stesso. Taranto, se volessimo racchiudere il ragionamento in un ambito localistico, con i suoi drammi irrisolti, con le sue aporie edificate in anni di chiacchiericcio afono, è un esempio che ben si coniuga con questo schema. La dottrina Emiliano è stata nuovamente adottata da Melucci, dopo un breve periodo di distinguo più tattico che progettuale. I problemi vanno enfatizzati senza essere risolti, l’immagine fagocita i contenuti, qualora ci fossero. Il siderurgico nient’altro che una grande occasione per coltivare interessi elettoralistici. L’ambiente, la salute: terreno di riposizionamento politico. Il presidente della Regione ordisce, il sindaco di Taranto esegue divenendo suo strumento inconsapevole. E il populismo si fa gioco del riformismo. Lo annienta sull’altare di un arrivismo personale. Ben consci, come scrive Dino Buzzati ne “Il deserto dei Tartari, che “Il tempo passa e la strada un giorno dovrà pur finire…”.