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Ven, Apr

E' l'Asl di Taranto, bellezza

E' l'Asl di Taranto, bellezza

Editoriali di Vincenzo Carriero

Il nuovo ospedale San Cataldo lo si vuole far nascere su un'area inquinata, chiusa con ordinaza sindacale. Del terzo acceleratore lineare, si sono perse le tracce. L'onco-ematologia pediatrica, al Santissima Annunziata, è un rebus che rischia di offendere la dignità umana. Pablito fai qualcosa, anche noi vogliamo vincere il nostro Mundial

A Taranto, accadono cose strane. Fenomeni del terzo ( e anche del quarto) tipo, che noi umani stentiamo a comprendere. Il nuovo ospedale San Cataldo lo si vuole costruire su un’area altamente inquinata (con l’avallo solerte di Invitalia: agenzia deputata allo sviluppo d’impresa di proprietà dello Stato). Quella della Salina Grande, per intenderci, lungo la strada che collega Taranto a San Giorgio Jonico. Il sindaco Melucci è arrivato persino ad interdire la zona mediante un’ordinanza. Questa volta senza aspettare prima i risultati di Arpa e Asl. Furbo, l’inquilino di stanza a Palazzo di Città. La sua decisione è sopraggiunta il giorno successivo all’apertura delle buste e all’aggiudicazione dei lavori per la realizzazione dell’opera stessa. Imparassero da “Rinaldo in campo” i claudicanti ambientalisti tarentini, stupidamente immolatisi alla fredda logica dei numeri nelle ultime settimane pur di vedere esauditi i loro propositi. E’ proprio il caso di dire: chi di numeri ferisce, di numeri perisce. Ma torniamo alle bizzarrie dei nostri luoghi, allo stralunato dispiegarsi di un vissuto che stride, fa a pugni con la realtà circostante. Nella città dei rischi e dei danni sanitari acclarati, delle misure precauzionali (paventate più che adottate), dei codici 048 che allungano sinistri presagi su una popolazione rassegnata e disillusa, non si riesce ad avere in dotazione il terzo “acceleratore lineare” all’Ospedale Moscati. La radioterapia è in affanno, le due macchine che si continuano ad adoperare sono vecchie e oltremodo utilizzate. Sfruttate sino all’osso. Da anni si aspetta invano l’acquisto di una terza apparecchiatura. Più moderna, più specifica nel colpire ed isolare il male (l’alieno, per dirla con le parole di Oriana Fallaci) che si fa gioco di noi. E, da oltre mezzo secolo, tiene in scacco il genere umano. Terminate le anomalie, anche se sarebbe più giusto chiamarle brutture? Neanche per sogno. La nostra sanità, retta dall’avvocato-direttore-manager Stefano Rossi, è un susseguirsi di emozioni continue, di ricerca creativa. Tanto creativa da aprire reparti (?) in strutture pubbliche grazie alla raccolta di fondi da parte di privati cittadini. E’ il caso dell’onco-ematologia pediatrica, dei tre posti letto ricavati in uno stanzino del Santissima Annunziata. Taranto, con la sua storia, con i suoi drammi socio-sanitari, merita tre soli posti-letto per questa specifica branca della medicina? Quando le risorse messe assieme dai tarantini termineranno, che ne sarà della cura delle leucemie per i bambini del luogo? Lei che dice a tal proposito avvocato-direttore-manager, Stefano Rossi? Su questi argomenti non ha mai proferito parola, espresso giudizi. Perché? Se vuole prendersi del tempo per rapportarsi prima con Emiliano, faccia pure. Capiamo la sua situazione. Comprendiamo le sue eventuali difficoltà. Forza Pablito. Anche noi vorremmo vincere il nostro Mundial. Quello della dignità umana.