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Gio, Lug

Giggino sia il benvenuto a Taranto

Giggino sia il benvenuto a Taranto

Editoriali di Vincenzo Carriero

Finalmente si torna a parlare di Cis (Contratto istituzionale di sviluppo) nella nostra città. I tarantini sapranno dare - e chiedere - rispetto al ministro della Repubblica. Siamo tutti convinti del fatto che non se ne può più del disfattimo alla Serge Latouche? Ricordate: sempre meglio il progressimo, anche il più sbiadito, al tafazzismo

Di Maio arriverà a Taranto nei prossimi giorni. Il titolare del Ministero per lo Sviluppo economico incontrerà istituzioni, associazioni di categoria e forze sociali. Se si fermasse a rispondere alle domande dei giornalisti, nonostante Grillo consideri la categoria - al pari degli intellettuali - popolata da semplici “morti viventi”, sarebbe buona cosa. Smarcarsi dal comico genovese, e dalle sue corbellerie da guitto dell’avanspettacolo, conviene sempre. E’ terapia, balsamo puro per la sanità mentale di ognuno di noi. Attivisti Cinque Stelle e non. Rispolvererà, il vicepremier, il dossier relativo al Cis (il Contratto istituzionale predisposto per il capoluogo jonico e il suo sistema provinciale). Finalmente, è il caso di dire. Si aspettava questo momento da circa un anno: un’eternità per le urgenze non più prorogabili che avviluppano la seconda città pugliese. E’ bene essere onesti sul punto. Molto di quello che si riuscirà a realizzare nel prossimo futuro, dipenderà dall’effettivo utilizzo delle risorse finanziare contemplate in quel Piano. Qualcosa che, nei suoi valori assoluti, supera di poco gli 8oo milioni di euro. Con le sole grandezze economiche riferibili al bilancio comunale, ormai, concludi ben poco. Devi essere bravo e capace (e non è il caso dei Melucci boys) per non spingersi, comunque, oltre un’attività per cosi dire ordinaria. Con il Cis puoi dotarti, invece, di una prospettiva diluita nel tempo. Capace di attraversare il medio e lungo periodo. Con il Cis tratteggi un’idea di città in grado di coniugare il proprio passato magnogreco con l’attualità euro-mediterranea. Per queste motivazioni, sbaglia chi invita Di Maio a restarsene a Roma, a non mettere piede da queste parti. Ragionare in questo modo è da stupidi seriali, da esegeti di un disfattismo alla Serge Latouche. Molto meglio il progressismo, anche il più sbiadito, che il tafazzismo: non credete? Di Maio rispetti Taranto e, in cambio, avrà rispetto. Oltre la civiltà democratica, c’è il baratro. Agli elettori delusi dei Cinque Stelle, converrebbe ricordare che a renderci visita sarà il ministro dello Sviluppo economico e non il capo politico di un movimento. Le nemesi si consumano nel chiuso delle cabine elettorali. Perchè: le istituzioni restano, gli uomini passano.