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Ven, Mag

Nel nome del padre

Nel nome del padre

Editoriali di Vincenzo Carriero

La crisi politica apertasi a Palazzo di Città serve ad Emiliano e non a Melucci. Tutti dentro, tutti in maggioranza per garantire il massimo sostegno elettorale a Big Michele in vista delle prossime consultazioni regionali. Il sindaco di Taranto è un uomo solo, ma non lo sa

Prima con Emiliano. Poi contro Emiliano. Adesso nuovamente con Emiliano. Nel frattempo sempre in lotta con se stesso. All’orizzonte, dolente, Taranto immobilizzata dalle sue aporie permanenti. Più che una parabola, quella di Rinaldo Melucci è una retta spezzata, una curva priva di angoli: geometria variabile, per niente euclidea, innervata su una politica schizofrenica. Inesistente. Lastricata, non da buone intenzioni, ma da fragilità caratteriale. Da protagonismo vuoto. Da esercizio plastico di un potere scappato via. Azzoppato. Evaporizzato prim’ancora che si potesse vederlo all’opera. Azzerare la giunta almeno due volte all’anno è lavoro al quale s’immolano i sindaci e gli amministratori che non sanno – o non possono – governare. E’ arma di distrazione di massa, utile a prendere tempo e nascondere la faccia. Il ricorso intermedio per chi non sa che fare. L’ammissione di un’impotenza imperitura. Palazzo di Città, con questi chiari di luna, diviene nient’altro che la rappresentazione sgraziata del gioco dell’oca: si torna alla casella iniziale per manifesta inerzia. Per immobilismo laborioso e nullafacente. Prima con Stefano, adesso con Melucci: le istituzioni declassate a porte girevoli dalle quali entrare ed uscire per vezzo più che per un’idea perseguita. Non c’è progetto di comunità nell’assecondare i desiderata di Emiliano, i suoi conteggi elettorali. L’eventuale rielezione di Big Michele non deve avvenire sulla testa dei tarantini. Le consultazioni regionali sono lontane seppur vicine; i ritardi del capoluogo jonico sono vicini per quanto lontani. Verità speculari, piani inclinati di una storia già vista, con la politica ancella di meri presupposti privatistici. Musillo – e i suoi - , Stellato, Ciraci (no, pardon, Ciraci sta già da quella parte) entrano a far parte della maggioranza? Corsi e ricorsi storici? Forse. Può darsi. Per rafforzare Emiliano, però; e non certo Melucci. Bari più che Taranto. L’io al posto del noi. Chi nasce vassallo non può morire signore.