17
Lun, Giu

La città della musica

La città della musica

Editoriali di Vincenzo Carriero

Anche il prossimo anno il Medimex si terrà a Taranto. Il difficile viene adesso, però. Queste iniziative devono divenire un appuntamento fisso, senza essere il risultato di regalie dispensate alla vigilia di periodi elettorali. Siamo ad un passaggio cruciale tra new e old economy, non sciupiamolo

Anche l’edizione 2020 del Medimex si terrà a Taranto. Si tratterà del terzo anno consecutivo dell’importante kermesse musicale nel capoluogo jonico. A Bari, storcono il naso; a Lecce, la cosa infastidisce non poco. Il duopolio di una certa territorialità stantia, di un localismo esasperato e dai tratti medioevali, con esibizionismi parecchio strabici, abituati a guardare il proprio ombelico e a smarrire il contatto con un orizzonte più ampio e diversificato, mal sopporta scelte terze e protagonismi di nuovo conio che rompono con il recente passato.

Con il tempo se ne faranno una ragione, i nostri cugini. In caso contrario, peggio per loro. La Puglia senza Taranto è una Regione a metà, dai tratti indefiniti. Annulla la sua anima mediterranea e aumenta la propria distanza da un Sud suggestivo e malinconico al tempo stesso. Taranto serve a tutti, non solo a Taranto. Medimex, Concertone del Primo Maggio e Cinzella Festival nelle cave di Fantiano, a Grottaglie: la musica di qualità, nel tacco d’Italia, si declina ormai con Taranto. Non poteva essere altrimenti nel luogo che ha dato i natali a Giovanni Paisiello (assessore Marti, lei prese un impegno con il sottoscritto circa un anno fa. Quando potrà essere recuperata, e aperta al pubblico, la casa del grande musicista del settecento ubicata in città vecchia?).

Non facciamoci illusioni, però. Il difficile comincia adesso. L’anno prossimo si vota per il rinnovo del Consiglio regionale; Emiliano, al di là del risultato personale, potrebbe non avere più alcun interesse a far celebrare il Medimex a Taranto. No campagna elettorale, no party. Divenire la città della musica, magari attraverso la creazione di un museo musicale e di un polo che tenga assieme anche il locale - e vessato - conservatorio, in una logica di filiera culturale per questo specifico comparto, dipenderà unicamente da noi.

Replicare l’esempio del Bifest, a Bari. Fare insomma nell'ex capitale della Magna Grecia, con la musica, quanto già realizzato attraverso il cinema nel capoluogo di Regione. Oltre 10 mila turisti hanno riempito – e colorato – le strade del borgo e del centro storico nell’ultimo fine settimana. L’alternativa ad una certa idea di sviluppo non va inventata, è sotto i nostri occhi. Con l’industria culturale si mangia, altro che se si mangia. E, tra l’altro, niente cassa integrazione e ammortizzatori sociali: queste sono espressioni da old economy.