23
Mar, Lug

Fateci sognare

Fateci sognare

Editoriali di Vincenzo Carriero

Arcelor Mittal minaccia di andare via da Taranto per il prossimo mese di settembre, qualora lo scudo penale non dovesse essere ripristinato. Al Porto, i turchi arrivano o non arrivano? Le leucemie infantili acute intanto aumentano e gli studi "Sentieri" non fanno più quasi notizia. Servirebbe uno scatto, un'idea di futuro, la cesura con una Storia andata. Abbiamo la migliore classe dirigente del pianeta. I nostri eroi hanno letto tutta l'opera di Ennio Flaiano

Non me ne voglia il grande Ennio Flaiano: questa volta la situazione è seria e, per giunta, anche grave. Taranto oscilla nel guado con spensierata rassegnazione. La macchina del buon senso (?) andrebbe guidata a velocità sostenuta, senza tentennamenti, in uno dei tornanti più difficili della Storia. Più fattori concorrono a rendere oltremodo ingarbugliata la matassa mai realmente dipanata: il mondo che cambia le sue regole d’ingaggio con luciferino cinismo e l’inadeguata risposta, offerta a problemi così complessi, di nuovo e nuovissimo conio, da classi dirigenti opache e poco alfabetizzate dominano ormai incontrastata la scena. Il capoluogo jonico, con le sue aporie, con le sue contorsioni logico-deduttive, è epifenomeno di questa dinamica assuefatta ad una modernità senza etica. Vilipesa da calcoli e affari di natura privatista in lotta continua, in stridente contrasto, con un’idea realmente declinabile di morale pubblica. Industria e ambiente, lavoro e salute, conservazione e innovazione, laicità e bigottismo: la diade elevata a prigione imperitura, a perimetro del “non posso”, segna il nostro destino e ci consegna ad un’inerzia cacofonica. Neanche il tempo di arrivare che già, i franco-indiani, minacciano di andare via. Settembre è il mese individuato per il disimpegno, senza un pronto ripristino dello scudo penale. Minaccia, questa, tutt’altro che peregrina con un certo capitalismo più interessato alle quote di mercato che all’effettiva capacità produttiva dei propri impianti. Al Porto, tutto tace in un clima di afono nervosismo. I turchi arrivano o non arrivano? La via della seta – e i fiorenti commerci con il gigante asiatico – tagliano in due l’Italia e rinfocolano la mia risolta “questione meridionale”. Le leucemie infantili acute intanto aumentano, gli studi "Sentieri" si succedono senza fare più neanche notizia. Il sindaco Melucci e il governatore Emiliano (idem con patate) confondono il tavolo del Cis per un ring all’interno del quale regolare i conti, con il commissario Corbelli, per la gestione delle risorse destinate alle bonifiche. Di Maio che, ogni due mesi, si reca in gita da queste parti per raccontarci sempre la stessa storia ed evocare possibili governi tecnici qualora la sua quinta stella, già appannata, dovesse ulteriormente adombrarsi. C’è una costante nel teatro dell’assurdo che avviluppa le nostre esistenze. Una certezza nell’estenuante provvisorietà: il meno che sopravanza il più, il brutto – con le sue varianti – che si fa beffa del bello, la menzogna che giganteggia sulla verità. Invertire la rotta, è ancora possibile? Servirebbero uomini di tutt’altra pasta, passione e lungimiranza, idee più che sterili protagonismi. Solo in quel caso, la situazione pur seria potrebbe ancora non apparire grave. Con buona pace dell’indimenticato Ennio Flaiano.