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Ven, Ago

UNA STAMPA COMUNE

UNA STAMPA COMUNE

Editoriali di Vincenzo Carriero

Impegnati già quasi 180 mila euro per la realizzazione - e la promozione - del logo: "Taranto, capitale del mare". Melucci&company sfornano delibere alla velocità della luce, in sole 48 ore compilano la lista della spesa e dispensano moneta contante. Noi di CosmoPolis, che siamo dei rompiballe incalliti, ci chiediamo: può un sindaco, un amministratore, decidere a chi distribuire e a chi no delle risorse pubbliche, neanche si trattasse del proprio portafogli? E, di rimando: La Procura della Repubblica cosa pensa di questo modus operandi? Lo considera legittimo?

Ma quanto ci costa il logo “Taranto, capitale del mare?”. Tra l’affidamento diretto alla società “Proforma”, per la realizzazione del brand, e le spese promozionali affidate a certa stampa cittadina -  e regionale - siamo già a quota 180 mila euro di risorse pubbliche. Tutte sganciate dall’Amministrazione cittadina, con delibere di Giunta confezionate in sole 48 ore. Lo scriveva nell’edizione di ieri, sulla Gazzetta del Mezzogiorno, Geppi De Liso, decano dei pubblicitari baresi: “Viva il sindaco e la giunta di Taranto. Così si fa. Forza Taranto…”. E ci credo che si fa così. E certo che si fa così. Ai cugini baresi non sembra vero: quello che non gli riesce a Bari, con Decaro, è possibile conseguirlo nel capoluogo jonico. A Taranto si possono fare i soldi. Tanti soldi. Queste nel dettaglio, le risorse distribuite per singola testata - e relative concessionarie pubblicitarie: Canale 85 (20.000 euro), Studio 100 (20.000 euro), Gazzetta del Mezzogiorno (20.000 euro), Nuovo Quotidiano di Puglia (20.000 euro), Ciccio Riccio (10.000 euro, attraverso la concessionaria “Piemme”, la stessa che raccoglie pubblicità per il Nuovo Quotidiano di Puglia), Corriere di Taranto (5.000 euro), La Ringhiera (5.000 euro), Telenorba (10.000 euro), Radio Cittadella (10.000 euro, con una nuova proprietà che sembrerebbe essere riconducibile al pubblicitario Ignazio Stasi, ex Studio 100, e all’attuale caporedattore dei servizi tarantini della Gazzetta del Mezzogiorno), Taranto Buona Sera (20.000 euro più altri 10.000 euro: i primi elargiti dal settore “Sviluppo economico” del Comune e gli altri direttamente dall’ufficio “Gabinetto del sindaco”), Corriere del Mezzogiorno e Gazzetta dello Sport (20.000 euro, attraverso la concessionaria “Mediterranea”: la stessa società che cerca inserzionisti anche per la Gazzetta del Mezzogiorno). L’elenco è lungo, lo sappiamo. Comprende la quasi totalità di giornali e tv locali. Avremmo fatto prima ad indicare chi non rientra in questo esclusivo e privilegiato club. La domanda che ci poniamo, senza troppi giri di parola, rispetto a tutta questa vicenda è semplice e ovvia al tempo stesso: può un sindaco, un amministratore, decidere a chi distribuire e a chi no delle risorse pubbliche, neanche si trattasse del proprio portafogli? E, di rimando: La Procura della Repubblica cosa pensa di questo modus operandi? Lo considera legittimo? E la Corte dei Conti? E l’Ordine dei giornalisti? E la Federazione Nazionale della Stampa Italiana? Qualcuno potrebbe confortarci rispetto alla sensazione (ma sicuramente noi di CosmoPolis ci sbagliamo…) che Taranto somigli sempre più al Nicaragua – o ad una qualsiasi delle Repubbliche del Centro America? In questo manicomio succedono cose da pazzi, ripeteva in una pellicola di qualche anno fa il grande Totò. Già, ma il manicomio da questo momento in poi potrà essere raccontato da una certa stampa cittadina senza mai nominare i pazzi…