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Gio, Set

Uno vale uno

Uno vale uno

Editoriali di Vincenzo Carriero

Melucci vale Gugliotti, la Provincia vale il Comune. Tutti valiamo tutti. Lunga vita al mantra ideologico alla base dell'idiozia contemporanea: propellente potente per spiegare il nostro declino senza ritorno

Uno vale uno secondo una certa vulgata nazional-populista. Anche per la sinistra gaglioffa - e un certo progressismo paraculo e poco altro - uno vale uno, ma per ragioni diverse. Per un’ideologia dell’uguaglianza, per una nemesi farlocca, presunta più che reale, fatta risalire agli insegnamenti di Marx (autore, quasi sempre citato a sproposito, e quasi mai studiato per davvero). Uno vale uno, per la rete e la democrazia da selfie. Uno vale uno nell’omologazione di un ceto politico e di una classe dirigente parecchio imbarazzante. Melucci vale Gugliotti nel governo senza governo dell’uno vale uno. Pensiero liquido? Ma quale pensiero liquido, si lasci perdere Bauman. Nell’uno vale uno, non c’è pensiero. Non esiste elaborazione. Si scimmiotta il dirimpettaio, chi ti siede affianco, quando non si resta del tutto muti. L’uno vale uno è il più grande inganno elargito all’imbecillità umana e ai suoi entusiasti epigoni. La Provincia di Taranto, per restare ai fatti di casa nostra, ha un presidente? Qualcuno sa come impiega il suo tempo istituzionale Alfa Alfa? Cosa fa, di cosa si occupa? Doveva indicare un suo vice alla guida dell’ente di via Anfiteatro e, dopo diversi mesi dal suo insediamento, di questa nomina non ne sa niente nessuno. Andavano individuate alcune deleghe, la Pubblica Istruzione per esempio, l’Ambiente e i Lavori Pubblici forse, ma anche in questo caso non si muove foglia. Sarà un accentratore, il successore di Tamburrano? Certo che no, applica soltanto la regola aurea dell’uno vale uno. Lui vale quanto tutti gli altri, tutti gli altri valgono quanto lui: benedetta proprietà commutativa. Tanto vale, quindi, fare da se, senza intralci, perché la democrazia è cosa buona quando si vota – e ti fanno votare, semmai -e non quando si fa finta di governare. Stesso discorso vale per il sindaco di Taranto, l’Atleta di Taranto che nessun altro ha e che tutti, ma proprio tutti, c’invidiano. Quando toglie da sotto il proprio braccio il Financial Times, Melucci prende carta penna e calamaio e scrive per il Corriere del Mezzogiorno. Lo ha fatto per l’edizione odierna del giornale pugliese. Si è occupato (neanche fosse un Angelo Panebianco o  un Michele Serra de’ noantri) di liberaldemocrazia e di una politica che deve guardare al centro, senza odi e discriminazioni. Proprio lui parla di odio e discriminazione, il sindaco che divide gli organi d’informazione tra “buoni” e “cattivi”, il capo di un’Amministrazione che resta in silenzio dopo che, il suo comandante dei vigili urbani, strattona e allontana un operatore video di CosmoPolis dai lavori del Consiglio comunale. Ma anche in questo caso, l’inquilino di stanza nel Palazzo d’Inverno (pardon, a Palazzo di Città), si rifà alla dinamica dell’uno vale uno. Se con poco più del 15% del consenso dei cittadini, si può arrivare a fare il sindaco di Taranto, la prossima volta chissà dove mi candideranno. Venuto meno il merito, Melucci vale Obama. Forse persino De Gasperi e Cavour messi assieme. L’uno vale uno è un salvacondotto, la centrifuga che azzera le differenze,  ‘A livella di Totò che vale – e si declina -  più per i vivi che per i morti. Comune e Provincia, a dividerli resta il solo Ponte Girevole. Perché nell’uno vale uno, tutti siamo uguali. Anche se qualcuno coltiva ancora l’ambizione di essere più uguale degli altri…