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Gio, Nov

TEMPIA ROSSA

TEMPIA ROSSA

Editoriali di Vincenzo Carriero

Comune e Provincia intascano da Eni e Total un assegno di 6 milioni di euro. Con queste somme si dovranno rattoppare le strade e sistemare qualche marciapiede. A Venezia, invece, l'azienda con il cane a sei zampe ricostruisce il teatro "La Fenice" e fa tante altre cose. La nostra condanna si chiama: ordinarietà. Una modestia urticante che neanche l'arrivo dell'oleodotto dalla Val D'Agri potrà lenire

Eni + Comune di Taranto e Provincia di Taranto è meglio di Eni. Ricordate la campagna pubblicitaria dei mesi scorsi (Eni + Luca è meglio di Eni)? Quella prodotta dalla società con il cane a sei zampe, per portare i residenti del capoluogo jonico a visitare - nei giorni festivi - l’impianto di raffineria? I giornaloni cittadini, assieme a quelli regionali, e le tv tutte, diedero ampio spazio all’evento. Pecunia non olet, è proprio il caso di dire. Tutti, tranne noi di CosmoPolis of course: parecchio sensibili, per nostra sventura, alle ragioni dell’olfatto (non a caso ci viene rimproverato di avere la puzza sotto il naso)… A distanza di tempo, un nuovo tentativo di  aulica “sensibilizzazione” territoriale appare confezionato ad arte. Eni e Total (due è meglio di uno, Luca non ne abbia a male) elargiscono un assegno di 6 milioni di euro a Comune e Provincia. L’accordo, firmato nei giorni scorsi nella sede della locale Confindustria, servirà a migliorare la manutenzione stradale – e la realizzazione, forse, di nuove piste ciclabili – all’interno delle nostre municipalità. Quanta magnanimità, per bacco! Rattoppare il manto stradale poi, vuoi mettere. A Venezia, mediante l’impianto di Porto Marghera, Eni finanzia il rifacimento del teatro “La Fenice”, contribuisce lautamente nel confezionare un cartellone di prosa e lirica teatrale di livello internazionale, rende il capoluogo veneto capitale europea della sperimentazione delle bioenergie attraverso l’utilizzo dell’idrogeno. Qualcuno dirà: ma vuoi mettere Venezia a confronto con Taranto…? In effetti, il paragone è improponibile: la città pugliese paga un impatto ambientale, anche grazie ad Eni – e all’ormai imminente messa in opera del progetto “Tempa Rossa” - assai più consistente rispetto a quella lagunare. Dovrebbe poter pretendere di più e meglio, sulla scorta dell’incerto - e frainteso - concetto di ristoro ambientale. Chi potrebbe perorare le nostre ragioni? Il sindaco di Taranto, ambientalista (?) con Mittal, tanto da chiedere ai franco-indiani la chiusura dell’area a caldo, ed entusiasta accoglitore dell’oleodotto che dalla Val D’Agri giungerà a lambire le porte della città dei due mari, con i suoi 50 mila barili di petrolio al giorno? Il presidente-desaparecido della Provincia, il simpatico Alfa-Alfa da quel di Castellaneta? Con 6 milioni di euro di strade ne asfalti qualcuna. Se ti va bene sistemi anche dei marciapiedi. L’interrogativo destinato a non risolversi, ovvio e identico a se stesso permane: ci voleva “Eni + Comune di Taranto e Provincia di Taranto è meglio di Eni” per espletare un’attività tutto sommato ordinaria? La differenza vera tra Taranto e Venezia è tutta qui…