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CHIAMATE TELEFONICHE

Editoriali di Vincenzo Carriero

Emiliano deduce invece che riportare come sono andati realmente i fatti. La Morselli lo sbugiarda e Marinaro stigmatizza una condotta del genere. Se la politica contasse ancora qualcosa, dopo questo imbarazzante scivolone, andrebbe chiesto il conto a Big Michele. Qualcuno dovrebbe invitarlo a rinunciare alla candidatura per le prossime elezioni regionali, a non prendere parte alle primarie del centrosinistra

I tarantini e i pugliesi hanno un problema più grande dell’ex Ilva. Di gran lunga più complesso. Un’incongruenza logica, un inciampo della Storia che risponde al nome di Michele Emiliano. Un fenomeno mica da poco. Non ne indovina una, l’ex magistrato che indagò sulla missione “Arcobaleno”. Neanche per sbaglio. Neanche se dovesse mettersi d’impegno. Al contrario, Big Michele, mostra una mancanza di stile, una vocazione al populismo più urticante, all’inopportunità pruriginosa, che si fa fatica a tollerare. L’ultima trovata, quella delle telefonata intercorsa tra lo stesso Emiliano e l’Ad di Mittal, Lucia Morselli, è un vero e proprio caso di scuola. Il paradigma che spiega il personaggio, ne definisce la semantica psicologica, se ancora qualcuno nutrisse dubbi in tal senso. La Morselli avrebbe detto a Big Michele (parole sue, dell’ex sindaco di Bari cioè, poi parzialmente smentite) che i franco-indiani garantirebbero comunque il funzionamento della fabbrica sino al prossimo mese di maggio, pagato quindi gli stipendi e onorato gli impegni con le imprese dell’indotto. Diffusa la notizia dalle agenzie di stampa, rilanciata dai quotidiani e televisioni, la Morselli ha preso carta penna e calamaio per chiarire che mai e poi mai aveva manifestato un pensiero del genere al governatore. A quel punto, il presidente pugliese ha corretto il tiro: “In effetti la rappresentante di Mittal in Italia non mi ha detto questo, l’ho semplicemente dedotto…”. Avete capito? Emiliano deduce invece che attenersi ai fatti. Straparla invece che soppesare le parole. Farnetica più che ragionare. Per uno che ha fatto il magistrato non è mica roba da poco. Il codice penale si applica, crediamo. Non lo si deduce. Altrimenti staremmo freschi ad espiare colpe, semmai in qualche sperduto carcere italiano, che potrebbero finanche non  riguardarci. Dedurre poi su un argomento così divisivo che segnerà per sempre, qualunque dovesse essere l’epilogo, la storia della seconda città pugliese – e dei suo 200 mila abitanti - è operazione dalla dubbia valenza etica. Roba da peronismo in salsa barese. Se la politica contasse ancora qualcosa, dopo questo imbarazzante scivolone, andrebbe chiesto il conto a Big Michele. Qualcuno dovrebbe invitarlo a rinunciare alla candidatura per le prossime elezioni regionali, a non prendere parte alle primarie del centrosinistra. La situazione è grave ma non è seria, ci ha insegnato Ennio Flaiano. A Taranto iniziano a comprenderlo, nonostante Michele Emiliano.