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Lun, Apr

Terzo incluso o includente. La lezione di Bobbio per le prossime elezioni regionali

Terzo incluso o includente. La lezione di Bobbio per le prossime elezioni regionali

Politica

E' Renzi l'arbitro del destino politico di Emiliano. Fitto, o chi per lui, non c'entra nulla. I Cinque Stelle reciteranno un ruolo di mera testimonianza. Ricordiamoci che il sistema elettorale pugliese prevede il voto disgiunto e galvanizza i franchi tiratori

Le Regionali in Puglia mi ricordano un vecchio ragionamento di Norberto Bobbio sul finire degli anni ’70 del secolo scorso. Il filosofo torinese, dalle pagine di Mondoperaio (la più bella rivista di politica che abbia mai visto la luce, in Italia), s’interrogava su quale ruolo potesse recitare il Psi nella democrazia italiana. Fungere da terzo incluso – o terzo includente – nel sistema partitico del tempo. Una legge elettorale proporzionale, pura tra l’altro, aiutava elucubrazioni di tal fatta. La scienza della politica aveva ancora un senso compiuto, con la Guerra Fredda a segnare il perimetro ideale per speculazioni ideologiche e coraggiose suggestioni culturali. In Puglia, mutatis mutandis, sembra riproporsi lo stesso stilema. Con Emiliano o con Fitto (sempre che il parlamentare di Maglie sia alla fine il candidato delle destre)? Esiste uno spazio per opzioni terze? I Cinque Stelle hanno già dichiarato che presenteranno un proprio candidato-presidente, appoggiato da una o più liste. Un’iniziativa di mera testimonianza, che non inciderà sul risultato finale. L’operazione più interessante, invece, potrebbero compierla i centristi di Renzi e Calenda. Con l’aggiunta della radicale, Bonino. L’ex ministro allo Sviluppo economico, in un’intervista concessa quest’oggi a Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera, non lascia spazi a ripensamenti: “Emiliano per me è un avversario; faremo contro di lui una battaglia casa per casa e non ci vengano a ricattare con il tema dell’unità. Tra l’altro, la possibilità che vinca equivale a zero. I pugliesi sono insoddisfatti del lavoro che ha fatto. E’ 25 punti sotto la coalizione di centrodestra (…)”. Con tutto il rispetto, credo che il leader di Azione esageri non poco. Soprattutto nella disinvoltura con la quale maneggia numeri e proiezioni d’ipotetici sondaggi. Il livore e l’odio non aiutano mai. In tutte le cose della vita. Pietro Nenni amava ripetere: “La politica non si fa con i sentimenti, men che meno con i risentimenti”. Emiliano più che uscire sconfitto contro Fitto – “E’ un candidato perdente l’ex governatore della Puglia, ha tuonato nelle ultime ore Salvini – rischia di perderle queste elezioni ad una sola condizione. Che i centristi, per l’appunto, indichino un proprio candidato. Che sia Carofiglio, Stefàno o un imprenditore del comparto agricolo, come rilanciato dal ministro Bellanova, poco cambia. Dividi ricchezza, diventa povertà. La sinistra e il centro imploderebbero a vantaggio dello schieramento avversario. Complice anche un sistema elettorale che prevede il voto disgiunto. Fratelli d’Italia, ossia Giorgia Meloni in tv e nient’altro, come mi confidò una volta Marcello Veneziani, esulterebbe. Matteo Salvini riparerebbe all’errore compiuto in Emilia Romagna: trasformare una contesa con forti accentuazioni localistiche in un voto sulla politica nazionale. I detrattori di Big Michele scenderebbero in piazza, al grido: abbiamo liberato la Puglia da Emiliano. L’arbitro delle prossime consultazioni regionali è Matteo Renzi. A lui decidere se consumare, o meno, la vendetta e dare forma a quello schieramento moderato, in grado di attraversare i poli. Con Calenda e la Carfagna all’interno dello stesso contenitore. Se non ora, quando?