BREAKING NEWS
Domenica, 21 Gennaio 2018
TARANTO VITTORIOSO PER 3-2 NELLA TRASFERTA DI SARNO. Quarta vittoria consecutiva per i rossoblù. Mattatore della gara odierna D'Agostino con una tripletta

Bonifiche subito. Nonostante Melucci

Politica
Typography

Conferenza stampa, questa mattina, per il presidente della Provincia Tamburrano. "Il vero ambientalista, in tutta questa vicenda, sono proprio io e non qualche parvenu barese calato nella politica cittadina". E ancora: "Ho deciso di promuovere un ricorso dinanzi al Tar, contro le posizioni di Comune e Regione, dopo essermi vergognato per come Emiliano ha trattato il sindaco di Taranto davanti al ministro Calenda". Continua, intanto, lo strano silenzio della locale sezione di Confindustria sul futuro della maggiore impresa del Paese

Comunque andrà a finire questa intricata - e grottesca - vicenda, Tamburrano un risultato lo ha già conseguito. Il fronte istituzionale su Ilva – e il nuovo Piano ambientale licenziato dal Governo -  non è più un monolite. L’ex sindaco di Massafra si chiama fuori dalla contrapposizione, un giorno sì e l’altro pure, inscenata contro l’esecutivo nazionale. Porta sulle proprie posizioni i comuni di Statte e Montemesola, inseriti nell’area ad elevato rischio ambientale (della locale Confindustria, del suo presidente esperto mondiale di micro-alghe, invece, si sono stranamente perse le tracce). Si smarca – e smarca l’ente che guida – dal duo Emiliano-Melucci perché, ripete alzando la voce nel corso di un’affollata conferenza stampa, celebrata questa mattina nella sede di via Anfiteatro, “il vero ambientalista, in tutta questa vicenda, sono proprio io e non qualche parvenu della politica barese interessato, assieme al suo capo, nel nominare qualcuno nel futuro Consiglio di Amministrazione di Ilva…”.  Si lascia prendere la mano, alza volutamente i toni, il presidente della Provincia: “Alle mamme tarantine rivolgo un appello: non inseguite, sul terreno della demagogia spicciola, gli agitatori di professione. Pensare che con il ricorso al Tar, presentato da Comune e Regione, si potesse chiudere l’Ilva è pura follia. La soluzione era, e resta, una soltanto: ambientalizzare quella fabbrica, renderla sostenibile con il diritto alla salute, giustamente rivendicato dalla popolazioni tarantine”.
Ma perché promuovere un nuovo ricorso, allora? Questa volta contro quello posto in essere, nelle scorse settimane, da Comune di Taranto e Regione Puglia? “Perché, nella mia vesta di presidente della Provincia, ho una responsabilità che investe tutti i comuni dell’area jonica e non la sola città di Taranto. E poi, scusate, assistere alla scena di Melucci che si lascia togliere la parola da Emiliano, nel corso dell’ultimo incontro tenuto a Roma con il ministro Calenda, mi ha fatto male come uomo di questo territorio prim’ancora che come rappresentante delle istituzioni. Che magra figura… Il sindaco di Taranto, il primo cittadino della seconda città della Regione, trattato come uno scolaretto dal suo maestro e mentore. Non potevo più restarmene fermo, non avrei più potuto esercitare un ruolo di pontiere, di mediatore tra le posizioni in campo con questi presupposti…”.
Tamburrano crede nel decreto del presidente del Consiglio, auspica un cambio di passo, non vuole che si perda altro tempo rispetto agli impegni che la norma prescrive: “Dal primo febbraio partiranno i lavori di bonifica, i parchi minerali verranno coperti entro i prossimi due anni. Non possiamo attardarci oltre per fare il piacere a qualcuno che, sulla testa dei tarantini, vuole farsi la campagna elettorale. Emiliano adesso se ne esce con questa storia di far entrare Acquedotto Pugliese nei nuovi assetti proprietari di Ilva. Se vuole nominare qualcuno dei suoi nel futuro Cda, poteva risparmiarsi, e risparmiarci, questa colossale sciocchezza”. L’ultima stoccata, l’inquilino dell’ente di via Anfiteatro la riserva al sindaco di Taranto: “A parole dice di volersi impegnare per le imprese dell’indotto che vantano crediti per oltre 150 milioni di euro nei confronti dello Stato. Fatti alla mano, con i suoi comportamenti, rischia che quei soldi non arrivino più dalle nostre parti”.