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Mar, Ott

Io dialogo, tu dialoghi, essi dialogano

Io dialogo, tu dialoghi, essi dialogano

Politica

Pentastellati e dem si confronteranno, questo è assodato (a meno di imprevisti voltafaccia). Ma che poi trovino il modo di dimenticare il passato e siglare una “santa alleanza” per il bene del Paese appare azzardato anche solo ipotizzarlo

La notizia, se così vogliamo definirla, c'è. A 53 giorni dal voto, le due forze politiche chiamate all'appello per tentare di formare un esecutivo si sono dette disposte ad iniziare il “dialogo”. Ad averne dato certezza è stato il presidente della Camera, Roberto Fico, che esaurito il secondo giro di consultazioni si è presentato alla stampa convinto di aver fatto un ottimo lavoro e di aver gettato le premesse per la formazione del nuovo governo. Peccato, però, che non si capisca da cosa derivi quell'ottimismo. Certo, esser riusciti almeno a far dialogare il Movimento ed il Pd dopo che se ne sono dette di tutti i colori può anche essere considerato un “successo”. Ma il problema è che “dialogare” non è sinonimo di “intesa”, “accordo”, “patto”. Pentastellati e dem si confronteranno, questo è assodato (a meno di imprevisti voltafaccia). Ma che poi trovino il modo di dimenticare il passato e siglare una “santa alleanza” per il bene del Paese appare azzardato anche solo ipotizzarlo. E allora? Niente di nuovo. Siamo alla solita storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Sì, ma almeno cominciano a parlarsi, dirà qualcuno. Verissimo, però bisogna vedere cosa si diranno.
Da un lato, i “renziani” faranno finta di niente, ingoieranno il rospo e daranno la via libera al segretario Martina per una trattativa impensabile fino a qualche settimana fa? Oppure, per questioni di dignità e principio, manterranno ferma la loro intransigenza facendo saltare tutto? Ma, poi, perché aspettare il 3 maggio per decidere? Ci saranno certamente ottime ragioni per rimandare ogni cosa a quella data, nessuno le mette in discussione. Però se c'è da far presto (come sostiene il capo dello Stato) anche un solo giorno perso potrebbe pesare. O no? A meno che, visto che in Germania per fare un governo ci hanno messo una vita, possiamo permetterci il lusso di pensarci ancora un po'.
Dall'altro, siamo sicuri che la base dei 5 Stelle accetti che i vertici del Movimento si siedano al tavolo per dialogare con coloro che ritengono gli artefici dei maggiori problemi del Paese? Così come, siamo sempre sicuri che fra gli attivisti non ci sia una parte considerevole che preferisca scendere a patti con la Lega piuttosto che con i loro nemici dichiarati? Ecco, non sappiamo se nel tardo pomeriggio di ieri il presidente della Camera si sia fatto queste domande. Non lo sappiamo, anche se ci pare impossibile che, nella foga di scongiurare un disastroso ritorno alle urne, “dettagli” del genere possano essere sfuggiti.
Intanto il centrodestra, tra lo sconcertato ed il disgustato, assiste ai nuovi scenari con l'aria di chi non sa se si tratti di uno scherzo. E sì, perché all'ipotizzato accordo fra M5S e Pd sono in pochi a crederci. Primo fra tutti Matteo Salvini che questa mattina più di un giornale lo dice pronto a “mollare” Berlusconi dopo l'esito delle elezioni in Friuli. Certi che la pazienza del leader del Carroccio abbia superato i limiti di guardia, gli addetti ai lavori “neutrali” sono propensi a scommettere che la voglia di andare al governo porterà al clamoroso divorzio. Aprendo così le porte ad un altrettanto incredibile riavvicinamento fra Lega e M5S nonostante Di Maio abbia ripetuto in questi ultimi giorni che con Salvini il discorso è chiuso. Adesso ci sono altri interlocutori con cui discutere. Sì, perché adesso un nuovo dialogo può avere inizio. Nella speranza che non si sviluppi fra sordi.