L’inutile attesa

Politica
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La saggezza popolare ci ricorda che “chi ha tempo non perda tempo”, un detto rivelatosi infallibile che dovrebbe essere tenuto più in considerazione dalla nostra classe politica se è vero, come è vero, che gli italiani non ne possono più del teatrino messo in piedi per la formazione del nuovo governo. Il tempo e le occasioni per raggiungere questo obiettivo si stanno sempre più assottigliando riportando pericolosamente d'attualità l'ipotesi di un ricorso alle urne. Probabilmente, i margini per evitare questa iattura ci sono, ma il problema è capire se chi ha in mano il pallino si sia reso conto che le aperture di credito stanno per finire

Sappiamo tutti come è andato a finire l'ultimo giro di consultazioni: annuncio di un dialogo (e nient'altro!) fra M5S e Pd. Lo sappiamo tutti. Nessuno, invece, si azzarda nemmeno ad ipotizzare come il “colloquio” fra pentastellati e dem andrà a finire. Se si dovesse dar retta a voci di corridoio, tanto recenti quanto insistenti, un'intesa fra Di Maio ed il Partito Democratico non ci sarà mai. Troppo diversi, troppo distanti, troppo “nemici” per potersi sedere attorno ad un tavolo, confrontarsi e, magari, stringersi la mano. L'uomo che ancora, nell'universo Pd, è in grado di fare la differenza (al secolo Matteo Renzi) lo sta ripetendo da giorni: “con chi ci ha chiamato “ladri”, con chi ci ha detto che abbiamo le mani sporche di sangue non facciamo nulla, sarebbe una presa in giro degli elettori”.
Dichiarazioni che fanno intuire quanto conti davvero il segretario del partito, Martina. Dichiarazioni che fanno intuire l'inutilità dell'attesa fino al 3 maggio (giorno in cui i colonnelli dem detteranno regole e strategie). Dichiarazioni che se da un lato rassicurano la base renziana del Partito, dall'altro non fanno altro che convincere sempre più i militanti 5 Stelle che si può trattare solo con la Lega. Ecco, la situazione che si sta venendo a creare è questa: confusione più assoluta. A meno che... il tempo (una notte basterebbe a poco) non porti consiglio. E spinga gli attori della commedia che viene portata in scena dalla notte del 4 marzo a mettere da parte capricci, ripicche, pretese, veti (chiamateli come volete) cominciando a lavorare come chiede il Paese. Sarebbe la soluzione migliore, ma per il momento all'orizzonte non c'è nulla che induca all'ottimismo. Tutti i principali attori di questa sceneggiata (riesce difficile definirla in altro modo) aspettano che sia l'avversario a fare la prima mossa (sbagliata) per poi declinare ogni tipo di responsabilità per un insuccesso che sembra l'epilogo più probabile.
In attesa del fallimento annunciato del dialogo fra M5S e Pd (a meno di sorprese...), il centrodestra si sente sempre più sicuro di aggiudicarsi il Friuli Venezia Giulia e dimostrare di essere una forza politica che ha i numeri per guidare il Paese. Del resto, i primi a scommettere sul naufragio dell'asse “Di Maio-dem” sono proprio Salvini, Berlusconi e Meloni. Loro, a quell'alleanza, non ci hanno mai creduto dando prova di una discreta compattezza nonostante sia stata messa in dubbio dalle recenti performance verbali del Cavaliere. A fronte degli scenari che si stanno delineando, il leader del Carroccio non ha archiviato la possibilità di un'intesa con i Cinque Stelle, ma senza concedere chissà cosa nell'eventualità si dovesse riaprire la trattativa. Per lui il centrodestra è uno solo e da lì non si scappa. Tanto che le voci di un suo “divorzio” da Berlusconi ha provveduto a smentirle in prima persona aggiungendo che nel caso dovesse andare tutto a rotoli si deve tornare al voto. Insomma, gira e rigira, lo spettro delle urne viene agitato quando più fa comodo. Però a questo punto una domanda ai politici è d'obbligo: c'è davvero qualcuno a cui conviene andare a votare? Replicheranno tutti, di sicuro. Ma non aspettiamoci una risposta sincera. Sarebbe un'inutile attesa.