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Mar, Ott

I pericoli di una strada stretta e in salita

I pericoli di una strada stretta e in salita

Politica

Una situazione che non trova sbocchi soprattutto grazie all'intransigenza dei suoi principali protagonisti e che è riuscita a far pensare alla formazione del nuovo esecutivo come ad una pericolosa strada stretta e in salita. Tutti sono convinti che mostrare i muscoli e preferire il “muro contro muro” sia la strategia migliore. E messe così le cose, sembra che ci sia poco da fare

Questa mattina sui giornali si è trovato di tutto e di più sulla situazione politica. Qualche esempio? Le risolute minacce di Salvini (“Se c'è l'accordo fra M5S e Pd, mobiliteremo milioni di italiani”); le flebili speranze di Martina (“Con i 5 Stelle dobbiamo solo discutere, poi saranno i nostri iscritti a decidere”); le incrollabili certezze di Renzi (“Intesa con Di Maio? Non se parla assolutamente”); le timide convinzioni del leader pentastellato (“Eppure con il Pd abbiamo punti in comune”); le impreviste grane di Fico (“Io non ho colf in nero. No. Anzi... Forse... Chissà. Ma chi ve lo ha detto?”); le disarmanti visioni di Berlusconi (“Possiamo fare un governo di minoranza”). Il tutto per una situazione che non trova sbocchi soprattutto grazie all'intransigenza dei suoi principali protagonisti che è riuscita a far pensare alla formazione del nuovo esecutivo come ad una pericolosa strada stretta e in salita.
Tutti sono convinti che mostrare i muscoli e preferire il “muro contro muro” sia la strategia migliore. E messe così le cose, sembra che ci sia poco da fare. Il Pd, nonostante la cautela del suo segretario, non potrà mai scendere a patti con il Movimento Cinque Stelle perché così ha stabilito il suo vero “capo”. “Troppe divergenze fra noi e i grillini per sperare in un'intesa. E poi gli insulti del passato non si dimenticano” ripetono i renziani di ferro. Ma allora di che stiamo parlando? Che senso ha attendere il 3 maggio se tutti (più o meno) sospettano già quale sarà la risposta? La cosa davvero paradossale è che, invece, nessuno sa quale epilogo augurarsi: un pace improvvisa fra Renzi e Di Maio o un clamoroso ritorno di fiamma fra Lega e M5S? In un caso o nell'altro sarà indispensabile che qualcuno faccia un passo (indietro o di lato, non importa: basta che lo faccia). Chi comincerà per primo? Chi darà il buon esempio? Altre domande da un miliardo di euro.
Come sanno anche i muri, nessuno vuole fare la mossa iniziale: sarebbe un colpo alla propria immagine, si farebbe una brutta figura, si darebbe un segnale di debolezza. Già, è proprio così. Tutti aspettano che sia l'altro a dire e fare qualcosa. E nel frattempo c'è chi si muove per spostare l'attenzione su altri argomenti. Sì, perché al giorno d'oggi non puoi permetterti “passaggi a vuoto”. La credibilità e la rettitudine di chi “predica bene” e fa dell'onestà la sua ragione di vita finisce per essere sempre messa in discussione, nel bene e nel male. Oggi è la volta del presidente della Camera, Roberto Fico, che viene colpito ed affondato da un servizio delle “Iene” che sono riuscite a scovare una colf che lavorerebbe alle dipendenze del pentastellato (nella sua casa di Napoli) senza essere messa in regola. Cosa c'entra questo con la formazione del governo? Nessuna meraviglia: adesso c'entra tutto. In particolar modo se sostieni ad alta voce di essere puro, lindo ed onesto. Quando affermi cose del genere, poi, è inevitabile che qualcuno vada a controllare se è vero. E' toccato a chiunque abbia rivestito una carica pubblica finire nel mirino. E' normale che accada. Così come sarà normale che si ergeranno schiere di colpevolisti ed innocentisti perché è così che funziona. E' normale. Lo è meno se però si solleva il polverone solo per nascondere i pericoli di una strada stretta e in salita.