Ilva, Bonelli: “Di Maio da mattina a sera cambia opinione”

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Il Verde Angelo Bonelli interviene sulla questione Ilva. Addita la posizione del vice premier Di Maio che in merito al siderurgico sembra vacillare e scrive al Governo sollecitando un intervento. “Grillo ha ragione- spiega l’ambientalista- l’unica strada è la riconversione seguendo quanto fatto a Bilbao”

“Grillo sull'Ilva ha ragione, l'unica strada è quella della riconversione dello stabilimento seguendo quanto già fatto a Bilbao, Pittsburgh e nella Ruhr. Del resto è la posizione che io ho spiegato per filo e per segno nel mio libro "Good Morning diossina" nel quale ho indicato le soluzioni possibili con tutte le coperture finanziarie. Volume che spedirò oggi stesso a Beppe Grillo”. Questo quanto dichiarato dal Verde Angelo Bonelli, che prosegue: “Nei giorni scorsi ho inviato al Primo Ministro Conte (ma anche contestualmente a Di Maio, Costa e Bonafede) una lettera nella quale chiedo la revoca della norma che garantisce l'immunità penale ai proprietari dell'Ilva in caso di violazione delle a tutela dell’Ambiente e della Salute. Basterebbe una disposizione semplice da recepire, da parte del Governo, ma fondamentale per ripristinare lo stato di diritto a Taranto e il rispetto dell'art. 3 della Costituzione”.

"Il mancato intervento di Conte, DI Maio, Bonafede e Costa in questo senso – conclude Bonelli -  rappresenterebbe plasticamente il protrarsi del teatrino della vecchia politica di chi promette in campagna elettorale, per prendere i voti dei cittadini di Taranto, e disattende le promesse appena giunge al Governo della Nazione. Cambiando idea da mattina a sera." Conclude Bonelli.

Nella missiva l’ambientalista relcama l’attenzione del Governo sulla vicenda Ilva. L’esponente dei Verdi stigmatizza in particolare il decreto legge n. 98 del 2016 che introduce “la non responsabilità penale o amministrativa del commissario straordinario, dell'affittuario o acquirente e dei soggetti da questi funzionalmente delegati in caso di violazione della legislazione ambientale e sanitaria”.

“Il piano a cui si riferisce la norma è il piano ambientale su cui il ministero dell’ambiente ha già contestato formalmente, in parti essenziali, la sua non applicazione. – aggiunge nella lettera - Tale disposizione, vista in funzione della prioritaria necessità, costituzionalmente tutelata, di garantire la massima tutela dell’ambiente e della salute pubblica e la priorità del diritto alla salute su qualunque altro diritto, consente l’esonero prima ai commissari straordinari Ilva e oggi agli acquirenti, da ogni forma di responsabilità in sede penale per la violazione delle leggi a tutela dell’ambiente e della salute entrando in conflitto con l’azionabilità in giudizio dei diritti e interessi legittimi garantita dall’articolo 24 e con i contenuti dell’articolo 3 della Costituzione. Si è estesa, con i due decreti legge, dal pubblico al privato la configurazione di una sorta di “diritto a inquinare” per i soggetti i cui comportamenti sono protetti da uno scudo immunitario realizzando coì un grave disequilibrio tra il diritto alla salute e all’ambiente salubre da un lato ed il diritto all’iniziativa economica dall’altro, con violazione degli artt. 2, 9, 32 e 41 della Costituzione”.

“A conferma di quanto descritto si informa che in data 2 maggio 2018 il sostituto Procuratore Mariano Buccoliero, coordinatore del pool ambiente della Procura tarantina, - precisa ancora- si è visto costretto a chiedere l’archiviazione di un’indagine al Giudice per le indagini preliminari, prendendo atto che il decreto del 2015 e sue modificazioni “autorizza l’attività produttiva anche in presenza di deficienze impiantistiche che possono determinare pericolose emissioni di sostanze nocive”. L’indagine penale del p.m. Buccoliero riguardava le gravi concentrazioni di diossina che nel quartiere popolare di Tamburi a Taranto nel 2014 avevano raggiunto i 790 picogrammi mentre il limite soglia è di 21 picogrammi. Il venire meno dell’obbligatorietà dell’azione penale da parte del pubblico ministero Buccoliero conferma che la norma del decreto in oggetto viola palesemente l’art.112 della Costituzione”.

Bonelli chiede dunque al Governo di “abrogare la norma”  “che garantisce la non responsabilità penale in caso di violazione da parte di chi gestisce Ilva delle norme a tutela dell’ambiente e della salute, disposizioni di legge che hanno privato i cittadini di Taranto dei diritti che sono invece riconosciuti  al resto della popolazione italiana e del diritto alla salute come previsti dall’art.3  e 32 della nostra Costituzione”.