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Mer, Nov

A Taranto la cultura è priva di programmazione

A Taranto la cultura priva di programmazione

Politica

Valorizzare le competenze dei professionisti della cultura attraverso il riconoscimento della loro posizione di lavoratori. Questo il focus della manifestazione nazionale per la Cultura e il Lavoro che si terrà a Roma il 6 ottobre a cui parteciperà il Circolo Peppino Impastato di Rifondazione Comunista di Taranto che denuncia. “Nel capoluogo jonico nessuna valorizzazione del patrimonio locale”

Valorizzare le competenze dei professionisti della cultura attraverso il riconoscimento della loro posizione di lavoratori. Questo il focus della manifestazione nazionale per la Cultura e il Lavoro che si terrà a Roma il 6 ottobre. Impegnato su questo fronte il Circolo Peppino Impastato di Rifondazione Comunista di Taranto che sottolinea la necessità di rilanciare il settore in vista di “politiche che subordinano la cultura al turismo, fraintendendo la funzione che la Costituzione le ha assegnato: quella di concorrere alla realizzazione dell'uguaglianza sostanziale tra i cittadini e alla rimozione degli ostacoli che impediscano il pieno sviluppo della persona umana”.

“Negli ultimi anni si è assistito allo stravolgimento della macchina della tutela con la Riforma Franceschini, all'esaltazione della valorizzazione come "monetizzazione", alla trasformazione dei Musei in aziende, al continuo, costante ricorso al volontariato nelle attività culturali. – spiegano in un comunicato - È una cosa che avviene a livello nazionale ma che, a livello locale: la cultura a Taranto è priva di una reale programmazione e di una oculata valorizzazione del suo patrimonio: basti vedere le continue molestie a cui è sottoposta la Fontana di Nicola Carrino senza che si riesca a tutelarne non solo l'aspetto, ma anche il messaggio – che è poi la materializzazione delle contraddizioni di una città – dato che in quasi trent'anni non si è nemmeno apposto un cartello esplicativo; oppure la vicenda delle pitture murali sorte dall'oggi al domani sulle vestigia della chiesa della Trinità. La prospettiva turistica tout-court rischia di creare il miraggio di un'economia alternativa che si regge, in realtà, su manodopera a basso costo e lavoro non qualificato, concentrando gli utili nelle mani di pochi. Tutto questo lascia fuori i tanti professionisti che contano anni di formazione e spesso si vedono scavalcati da soggetti improvvisati”.

L’adesione del gruppo alla manifestazione nasce dalla volontà di “dire basta allo sfruttamento dei lavoratori della cultura, al volontariato forzato e al pressappochismo in un campo strategico per l'evoluzione del Paese”. “Chiediamo al governo un piano di assunzioni pubbliche – concludono - per valorizzare appieno il nostro patrimonio e dare una prospettiva agli operatori”