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Ven, Nov

Con la matita si fa il cambiamento

Con la matita si fa il cambiamento

Politica

La questione TAP e ancor prima la faccenda Ilva di Taranto ha palesato la mancata adesione alle promesse fatte e l’incapacità di ottemperare agli impegni assunti. Ora tra il Movimento 5 Stelle e le forze di opposizione sembra evidente la volontà di proseguire sulla strada dello sciacallaggio mediatico e dello scontro tra “puristi”. Nel frattempo a patire é il popolo per l’ennesima volta deluso e tradito, la cui matita in cabina elettorale resta ancora un’arma imprescindibile

L’acciaio che fa cadere le stelle. Titolava così l’articolo di Massimo Gramellini (dalla sua rubrica quotidiana “il Caffè di Gramellini”) quando da Taranto sorse la protesta che ha portato allo sfaldamento del Movimento 5 Stelle pugliese. Proprio da questo angolo di paradiso, sin troppo vilipeso, si è avviato quel moto di contestazione che ha visto lo stesso movimento che alle scorse consultazioni aveva fatto incetta di voti nel capoluogo jonico, perdere pezzi di credibilità e di elettorato. “Ma gli elettori sono come gli amanti, perdonano tutto, tranne le aspettative tradite. – scriveva Gramellini - Specie quando li hai illusi che la democrazia sia una pratica sbrigativa, risolvibile con un clic e circoscritta a quelli che già la pensano come te, anziché il lavoro paziente e noioso di chi deve mettere insieme interessi divergenti: i polmoni e lo stipendio, per esempio. Se semini sogni e raccogli compromessi, scendi dall’onda del consenso popolare su cui il pragmatico Salvini volteggia ormai in solitudine".

Con la questione della Tap il vuoto di coerenza prodotto dal “Governo del cambiamento” sembra aver acuito la distanza siderale tra il movimento e i suoi sostenitori, che nella giornata di ieri, hanno voluto simbolicamente strappare le proprie tessere elettorali chiedendo a gran voce le dimissioni della compagine pentastellata facente capo alla Regione .

Dal canto loro gli esponenti pugliesi del movimento si difendono additando, così come da copione, responsabilità in seno ai predecessori rei di aver avviato processi ora inarrestabili. “Il M5S è l'unica forza politica che ha provato a fermare questa opera e a tutto c'è un limite, - spiegano in un comunicato congiunto gli otto consiglieri -non possiamo rimanere in silenzio davanti all'ipocrisia degli sciacalli dei partiti che in queste ore stanno strumentalizzando il dolore dei cittadini mentre dovrebbero solo tacere. Se non fosse stato per loro TAP non sarebbe mai esistita. A cominciare da Calenda passando per gli esponenti di Forza Italia per arrivare a Michele Emiliano, che ha sempre preso voti dal partito che TAP l'ha fatto arrivare in Puglia ed oggi ha il coraggio di parlare”.

 E sulla questione precisano: “Continuiamo ad essere convintamente NoTAP e contro un'opera che non serve a questo territorio e riponiamo le nostre speranze nella magistratura, intervenuta anche grazie ad un esposto presentato da 3 nostri parlamentari M5S Puglia (De Lorenzis, Daniela Donno e Leonardo Donno), sperando che possa bloccare questa opera”. “C’è una profonda differenza con gli esponenti dei vecchi partiti nazionali e locali – concludono -che per decenni in campagna elettorale hanno riempito il Paese di qualsiasi tipo di promessa mai mantenuta e che oggi hanno la faccia tosta di ergersi a paladini della verità”.

Ma la faccenda Tap, cosi come avvenuto per lo stabilimento Ilva, non sembra legittimare difese oltranziste a sostegno di posizioni ondivaghe e palesemente contraddittorie. Risulta scioccamente astuta la pretesa di chi ritiene di poter sfoggiare una bandiera etica per poi frustrare attese e disingannare speranze comuni. D’altro canto è anche strategicamente sagace l’azione politica che vede nel rimpiattino puerile un modo per scaricare il peso (ingombrante) di questioni che sin dalla loro genesi lasciavano presagire tali temibili sviluppi. Ad oggi è la volta delle forze di opposizione che auspicano di salire la china del consenso cavalcando l’onda delle difficoltà in seno ai loro avversari. Un tentativo di recuperare il terreno della credibilità politica ai piedi delle reciproche incongruenze e assenze. Interviene così anche l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Mino Borraccino che stigmatizza l’operato del Movimento e difende i “padri putativi”: “La Regione Puglia guidata da Nichi Vendola ieri e da Michele Emiliano oggi, si è sempre opposta all'approdo del gasdotto TAP a Melendugno. – spiega - Chi dice il contrario, lo fa solo per cercare di giustificare l'ennesima beffa che il Governo, targato M5S-Lega Nord, sta infliggendo ai pugliesi”.

“Con la Delibera n. 1805, del 18 settembre 2012, la Giunta regionale guidata da Nichi Vendola, basandosi proprio sulle criticità evidenziate dagli Enti locali interessati sul tragitto del percorso, espresse il suo parere negativo nell'ambito del procedimento amministrativo avviato per il rilascio della Valutazione di Impatto Ambientale da parte del Ministero dell'Ambiente. – aggiunge Borraccino - Il 20 gennaio 2014 la Regione ribadì formalmente la sua contrarietà ma, nonostante questo, il Ministero dell'Ambiente emanò il Decreto di compatibilità ambientale, pur dinnanzi al parere negativo espresso anche dal Ministero per i beni e le attività culturali. Successivamente, nel dicembre 2014, la Giunta di centrosinistra negò il suo parere positivo nell'ambito del procedimento per il rilascio dell'Autorizzazioni Unica avviato dal Ministero per lo Sviluppo Economico, ma, nonostante questo, il Governo centrale rilasciò l'autorizzazione a TAP per la realizzazione del gasdotto con approdo a Melendugno. A quel punto fu avviata una vera e propria battaglia legale che, però, ha prodotto esiti non favorevoli con il sostanziale via libera all'opera rilasciato dalla giustizia amministrativa”.

Lo scorso luglio il consigliere avrebbe presentato una mozione al Consiglio regionale della Puglia proprio in virtù delle “molteplici irregolarità che parrebbero esserci nell'iter di autorizzazione dell'opera e il mancato rispetto di diverse prescrizioni contenute nel Decreto di compatibilità ambientale”. “Oggi chi aveva promesso di bloccare la TAP, come di chiudere l'Ilva, - conclude l’assessore -sta inventandosi fantomatiche penali da pagare in caso di blocco dell'opera e sta facendo giravolte infinite pur di non assumersi la responsabilità di mantenere gli impegni presi con l'elettorato”.

Al netto di posizioni contrastanti il risultato è immutato. Per il siderurgico tarantino così come per la Tap di Melendugno gli impegni assunti sono stati disertati privilegiando considerazioni di impossibilità, di non fattibilità o di iter tecnici non negoziabili. L’unica tangiible conseguenza resta il danno arrecato al popolo, ancora una volta tradito, oltraggiato e deluso. Ma come diceva il giudice Borsellino: “La Rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello.”