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Immunità penale a Mittal, una vergogna tutta italiana

Immunità penale a Mittal, una vergogna tutta italiana

Politica

Sovranisti ed europeisti, Di Maio e Renzi, populisti e sedicenti riformisti sono finalmente d'accordo. La licenza di uccidere - senza dover rendere conto a nessuno - concessa ad Arcelor e, prima di loro, ai commissari certifica quale Paese siamo ormai diventati. Neanche nel Venezuela di Maduro ci si è spinti sino a tanto. Interessante convegno sul tema questa mattina a Taranto

C’è un modo per tenere assieme, portare a sintesi sovranisti ed europeisti. Populisti e sedicenti riformisti. Renzi e Di Maio. Cinque Balle e Pd. Questo modo si chiama: immunità penale per i nuovi proprietari dello stabilimento siderurgico di Taranto. Mittal - come la precedente gestione commissariale prima di loro - avrà licenza di uccidere senza dover rendere conto a nessuno. Cose da pazzi. Cose da mandare gambe all’aria un’intera tradizione giuridica. Neanche nel Venezuela di Maduro ci si è spinti sino a tanto. C’è un Sudamerica piantato nel mediterraneo che ha eletto Taranto sua capitale. Crocevia della contraddizione parolaia, del sotterfugio imbarazzante, della precarietà elevata a stile di vita. Nel corso del convegno di questa mattina, Angelo Bonelli lo ha detto chiaramente: “Chiedo alla procura jonica di sollevare dubbi sulla legittimità costituzionale di tale norma”. Sempre il leader ecologista ha poi aggiunto: “Stiamo attenti a questo governo, vogliono precipitare il Paese verso un non-luogo della violazione democratica”. Immunità penale e Piano Ambientale: un binomio inestricabile, l’indizio che porta più di qualcuno a considerare i franco-indiani di Arcelor forse anche peggiori di Riva. O, semplicemente, più fortunati. Più riveriti dal governo del rincoglionimento collettivo. Pardon: del cambiamento. Più trasversali nel ricevere regalie dal potente di turno. Destra, sinistra, centro fa lo stesso. Governisti e qualunquisti sono le due facce della stessa medaglia. Il capitalismo – e i tanti soldi da dispensare in circolo – fanno fregare le mani agli uni e agli altri. In egual misura. Il presidente Emiliano, intervenuto alla giornata di studio sul tema, con la consueta grazia oratoria che lo contraddistingue ha dispensato giudizi tutt’altro che rassicuranti: “A Mittal interessa fare soldi, tanti soldi. Dei bambini di Taranto non gliene frega un tubo…”. E ancora: “Questi inquinano più di quelli di prima. Stanno spingendo gli impianti al massimo pur di aumentare la produzione. Di fatto è stato abolito qualsiasi Piano di recupero ambientale per la città di Taranto…”. Di meglio in peggio. Come l’analisi compiuta dall’ex vicesindaco di Taranto De Franchi, oggi consigliere giuridico del governatore pugliese: “Gli affari non si fanno con l’acciaio. Gli affari si fanno con le discariche, con il carbone. Conferire i rifiuti che la ex Ilva produce nel sito di Mater Gratiae, invece che in una qualsiasi discarica sottoposta al controllo delle istituzioni, determina un moltiplicatore economico pari a 400 milioni di euro all’anno”. Una sorta di grande Internazionale dell’impunità truffaldina. Dei diritti inalienabili dimenticati per strada. Benvenuti a Taranto, città sudamericana calata nel mediterraneo.