17
Gio, Gen

La secessione silenziosa

La secessione silenziosa

Politica

Attenti: stanno per fregarci l'Italia. Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna preparano la fuga omertosa. Con la complicità della politica e dei media. Coraggiosa ed intelligente iniziativa della Uil jonica, in un freddo sabato di fine anno

Nient’altro che una secessione silenziosa. Dai tratti omertosi. Altro che riforma della Fornero e politiche contro i migranti. Molto più – o, forse, molto meno – che il reddito di cittadinanza. Il governo dei populisti, dei gemelli diversi e sgraziati, con l’avallo del precedente esecutivo, prepara lo smembramento dello Stato unitario. La sua definitiva dipartita verso il non-luogo dell’inconcludenza parolaia e dell’insensatezza logica. Nel silenzio generale dei media (i maggiori giornali italiani sono tutti concentrati al Nord; qui da noi restano le collette ipocrite verso fogli agonizzanti e in odore di mafia). Con la complicità beota della politica e di quel che rimane del Parlamento: scatolame vuoto, ormai. Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna guidano la volata. Celano dietro la richiesta di maggiore autonomia fiscale, un “distacco dolce” dal resto del Paese. Il club dei ricchi sopporta a fatica chi è più povero, coloro che sono rimasti indietro, i più sfortunati. Il Nord che si libera del Sud, in un’Italia troppo lunga per tenerla tutta assieme. A differenza della secessione catalana – o scozzese – che poggia su ragioni culturali, che rivendica temi linguistici e antichi dissapori storici, la nostra si nutre del solo dio denaro. Si riverbera attorno al “me ne fotto degli altri”. Neanche l’intelligenza un po’ confusionaria di Gianfranco Miglio si era spinta sino a tanto. Una sorta di sovranismo al quadrato, con la maglia dell’Atalanta indossata rispetto all’azzurro italico. Scordiamoci la sanita pubblica. Scordiamoci una scuola pubblica. Derubrichiamo un’eguale idea di diritti collettivi nel girone di un passato perito per sempre. Se dovesse passare questa riforma, il Parlamento sarà inerme. Lo strumento del referendum, inattuabile. Resterebbe soltanto la Corte Costituzionale. Anch’essa piuttosto azzoppata negli ultimi anni. Fagocitata nel tritacarne delle nomine politiche. Viva l’Italia: o quel che ne resta.