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Gio, Mar

Paolo il freddo

Paolo il freddo

Politica

"La sfida impopulista" dell'ex premier Gentiloni è un bel libro. Offre una lettura riformista alle stupidaggini del Truce e di Giggino. Quanto all'Ilva, l'ex portavoce di Rutelli mostra più di qualche tentennamento: "Abbiamo provato a dare una risposta di tipo occupazionale, non so se abbiamo fatto bene. Lo capiremo solo nei prossimi anni..."

Diverso da Renzi. Più propenso al ragionamento che al cabaret. Un politico e non un istrione. La differenza tra i due ex primi ministri (Gentiloni e, per l’appunto, l’ex concorrente della “Ruota della fortuna”) è abissale. Quasi inconciliabile, per due che nonostante tutto militano nello stesso partito. La sinistra – o centrosinistra che dir si voglia (con o senza trattino) – è tante cose assieme. Tante storie e culture politiche. E’ una e trina, come ama ripetere il professor Cacciari. Ne sa qualcosa Taranto che, nel giro di un paio di settimane, nella sede universitaria ubicata in Città Vecchia, ha tastato con mano questa diversità quasi antropologica. “La sfida impopulista” di Gentiloni è un bel libro. E’ ben scritto e non tradisce, sin dalle prime pagine, la vocazione a ricercare suggestioni riformiste. Una sorta di balsamo salvifico rispetto all’ordalia sovranista. L’idea che alle stupidaggini del Truce e di Giggino possa contrapporsi non la rassegnazione, non l’omologazione bacchettona, ma un attrezzata ed europeista cultura di governo. Tav, Tap ed Ilva: l’ex portavoce di Rutelli, ai tempi in cui l’ideatore della Margherita sedeva in Campidoglio, non si sottrae al trittico di domande. Mostra calma e moderazione. “Su Tav e Tap – sottolinea – non ho alcuna difficolta, anche per il mio passato di ambientalista, nel considerarle opere fondamentali per il Paese. Mi sorprende chi, in nome di un’ecologia piuttosto strampalata, consideri un treno più inquinante del trasporto su gomma…”. E, in relazione all’Ilva, che l’ex premier annaspa. Prova quasi soggezione dinanzi ad un uditorio critico ed esasperato. “Abbiamo dato una risposta dopo esserci interrogati a fondo. Abbiamo voluto salvare la più grande industria del Mezzogiorno e le migliaia di posti di lavoro che la stessa è in grado di garantire. Non so se abbiamo fatto bene. Credo che potremo capirlo soltanto nei prossimi 5, 6 anni…”. Paolo il freddo è cosi. Prova a ragionare anche quando il ragionamento cozza di fronte ad un muro di lacrime. Anche quando le parole stridono con i fatti. Comunque: sempre meglio del commediante Renzi.