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Gio, Giu

Uno spettacolo di assessore

Uno spettacolo di assessore

Politica

Torna la Viggiano, si occuperà di Patrimonio dopo aver fallito all'Ambiente. Meno male. La città tira un sospiro di sollievo. Che giunta sarebbe stata, quale governo avremmo mai potuto esibire senza la pasionaria dello Jonio

A volte tornano. Più convinti di prima. Più sicuri nella propria insicurezza. Più tracotanti nell’ inadeguatezza che diviene tratto distintivo indivisibile. Perché la giunta municipale di nuovo conio e vecchi vizi, il New Deal partitocratico di Melucci non sarebbe stato lo stesso senza la Viggiano. Dovrà occuparsi di Patrimonio dopo aver male operato nel settore dell’Ambiente, la pasionaria dello Jonio. Una promozione sul campo la sua, strameritata per conclamata inconcludenza. Nella politica dei nostri giorni, nelle cuginanze che valgono più del merito, negli amici degli amici ai quali conservare il posto cascasse giù il mondo, l’agire pubblico si trasforma in un drive in cafonesco, con guardoni seriali che si atteggiano a decisori del nulla. Non c’è barlume di un’idea in questo movimentismo gaglioffo, anelito di progetto nell’esercizio agonizzante di un potere sgraziato e inconcludente. Per rendersene conto, basta osservare Taranto: una città spenta, ripiegata su se stessa, importante senza alcuna importanza. Francis Fukuyama avrebbe chiamato tutto ciò “la fine della Storia”. Si sbagliava. La storia non si arresta, neanche quando a farla sono ominicchi e quaquaraquà.