05
Mer, Ago

Tutto quello che Iacona non ha detto su Arcelor Mittal

Tutto quello che Iacona non ha detto su Arcelor Mittal

Politica

Un racconto lacunoso, poco informato, per larghi tratti inesatto. "Presadiretta", la trasmissione d'inchiesta (?) di Rai Tre, tenta di propinarci una fabbrica che non esiste, assai lontana dal rispettare l'ambiente e la salute dei tarantini. Esiste ancora, nel nostro Paese, un servizio pubblico lontano dagli strali del Giornalista Collettivo? Che pena infinita

Numerose aspettative quelle riposte in vista della messa in onda in prima serata ieri su Rai Tre della trasmissione “PresaDiretta”. Al centro della puntata le vertenze industriale ed in particolare il caso Taranto. Il suo timoniere, Riccardo Iacona, non sembra però aver centrato il bersaglio nel servizio rilanciato su ArcelorMittal. Diverse le imprecisioni oltre che un racconto apparso in parte esitante al cospetto dell’ormai ex CEO del Gruppo, Matthieu Jehl, apparso al contrario agguerrito (anche se oltremodo madido di sudore). La prima inesattezza del programma si ravvisa già all'inizio in merito alla questione gru in corrispondenza degli sporgenti gestiti dal siderurgico per gli approvvigionamenti dei minerali fossili e di ferro. La tragica morte dell’operaio Cosimo Massaro, caduto in mare mentre si trovava a bordo del mezzo, non è da attribuibile ad una tromba d'aria ma ad una semplice cella temporalesca. La differenza appare sottile, ma non lo è. Due gli operai morti perché coinvolti a bordo di gru in due eventi meteorologici distinti, nel novembre 2012 e nel luglio 2019, (la prima vittima, infatti, ricordiamolo è stata Francesco Zaccaria) ed è bene, quindi, essere precisi evitando confusione visto che per entrambi i casi sono ancora in atto indagini nell’ambito di un processo penale che definisca responsabilità ed oneri. Il povero Zaccaria fu investito da una tromba d'aria - o tornado - i cui venti raggiunsero velocità di ben oltre i 200 km/h; diverso l’episodio che vide coinvolto Cosimo Massaro che, come ribadito, venne sorpreso da una cella temporalesca i cui venti soffiarono a 110 km/h. Una differenza netta che non si può trascurare in casi simili e rispetto ai quali non è possibile derubricare la faccenda appellandosi alle condizioni meteo, per quanto avverse. Ulteriore imprecisione quando poi il registro cambia e il servizio addita l’annosa polemica dei parchi minerali, il “grande cantiere” come lo definisce lo stesso conduttore.

Come è possibile, ci chiediamo, parlare di rigide prescrizioni AIA omettendo poi di ribadire che le stesse avrebbero dovuto trovare attuazione già nel 2015? Secondo quanto indicato dal riesame AIA del 2012, infatti, già nell’ottobre di quell’anno i parchi avrebbero dovuto essere completati. La realizzazione della copertura, aspetto del tutto tralasciato, è avvenuta in totale violazione del Testo Unico Ambientale per omessa bonifica in virtù del fatto che, le caratterizzazioni effettuate nel 2015 da Ilva in Amministrazione straordinaria, in contraddittorio con Arpa Puglia, ne certificarono la contaminazione del top soil e della falda, inquinamento storico che prevede, come indica la Legge, solo l'intervento di definitiva bonifica. Ci chiediamo come e quando saranno bonificati terreni e falda dopo averci costruito sopra questa cattedrale e pavimentato il terreno? Ancora, è possibile sostenere che il particolato, al termine dei lavori di copertura parchi, verrà azzerato nel 2020 quando la struttura garantirà solo strettamente i parchi lasciando allo scoperto milioni di metri cubi di rifiuti speciali derivanti dal ciclo produttivo e posti nelle discariche Ilva? Iacona è informato dell’esistenza di cumuli di rifiuti speciali proprio accanto alla copertura dei parchi per i quali non sono previste recinzioni o protezione alcuna? E’ altresì al corrente  del fatto che nel 2015, Ilva iniziò a smaltire questi rifiuti in Sicilia, a Melilli, ma che il traffico fu interessato dell'azione delle Procure di Catania e Siracusa che sequestrarono il sito ed arrestarono decine di persone? Si è posto la domanda sul come abbia fatto nel 2015 l'Amministrazione straordinaria a chiudere un contratto con i gestori di una discarica che la Procura collega ad un clan mafioso? Le discariche Ilva mostrate con una info grafica meravigliosa violano o meno le norme ambientali italiane ed europee?

In Italia vanno avanti solo grazie ai decreti, in Europa siamo ancora sotto procedura di infrazione. Ritengo palesemente scorretto ai fini della cronaca, nel caso delle immagini della gru che preleva i minerali dalle stive delle navi, mostrare solo la gru con scaricatore a cassetti continui chiuse sui quattro lati. Proprio in quella operazione si manifesta una totale violazione della legge in virtù del fatto che nei moli, secondo e quarto del Porto di Taranto, dove si scaricano i minerali fossili e di ferro, le altre gru utilizzano il tradizionale sistema di scarico a benna: al secondo sporgente c'è solo una gru ecologica, quella mostrata che ha scaricatori continui chiusi. Le altre due sono tradizionali a benna, mentre al quarto sporgente ci sono solo due gru con il sistema a benna. Prima dell'incidente di luglio erano tre. Il giornalista di Presa Diretta, Iacona, avrebbe dovuto leggere le prescrizioni AIA prima di realizzare il servizio e dovrebbe sapere inoltre che oggi sono in essere le prescrizioni AIA del 2011, quelle del riesame del 2012 e quelle del 2017. Avrebbe dovuto leggere la prescrizione nr.5 del riesame AIA del 2012 attraverso al quale Ilva, entro gennaio 2013, avrebbe dovuto attrezzarsi solo di benne ecologiche. E quindi sui moli secondo e quarto i minerali potevano essere scaricati solo con gru del tipo mostrato in tv.

Ad oggi, ben 6 anni dopo quella scadenza, esiste solo una gru ecologica, le altre 4 violano la Legge e naturalmente possono farlo perché concesso a mezzo decreto. Inoltre quella gru non è “nuova” ma è lì dal 2011. Quando Iacona ci fa apparire il 65% della copertura dei nastri come un ottimo risultato, dovrebbe essere informato del fatto che questo è un risultato già raggiunto da Ilva nel 2016 e che lo stesso era oggetto di violazione a seguito delle ispezioni Ispra perché, già a settembre 2016, doveva essere coperto il 100% della totalità dei nastri. Inoltre come ha fatto il giornalista d’inchiesta (?) del servizio pubblico a farsi sfuggire che, nel 2016, le stesse ispezioni già sollevano la questione della mancanza dei certificati antincendio in virtù del fatto che la maggior parte degli incendi Ilva sono avvenuti propri nei nastri trasportatori? Come da cronoprogramma ArcelorMittal, i certificati antincendio per i nastri dovrebbero arrivare solo nel 2020. Nel frattempo possiamo permetterci di mettere a rischio la vita degli operai. In ultimo, come fa Iacona a scambiare le disposizioni di un DPCM per prescrizioni AIA? Non esiste nessuna AIA del 2014, come già detto sono in vigore le prescrizioni dell'AIA del 2011, del riesame del 2012 e dell'AIA del 2017.

E' grave spacciare per prescrizioni AIA le indicazioni di un Piano ambientale inserito nel decreto, che, inoltre, è stato oggetto di condanna nei confronti dell'Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. L'AIA del 2012 era abbastanza restrittiva nelle prescrizioni e, nel corso dell'anno 2013, durante  le visite ispettive a cadenza trimestrale di Ispra ed Arpa nello stabilimento Ilva, venivano sollevate tutte le violazioni che poi il Ministero dell'Ambiente notificava all'azienda. Puntualmente, per tutto il corso del 2013, gli organi di controllo certificarono la non attuazione delle prescrizioni AIA. Motivo per cui il governo, a marzo del 2014, con un Piano ambientale posto in un decreto, annulla tute le violazioni, cambia i testi delle prescrizioni e ne rimodula le scadenze. Giusto per fare un esempio concreto, in merito a quanto visto nella puntata di Presa Diretta: le benne ecologiche, per il riesame AIA 2012, mediante il sistema di scarico a benna era categoricamente vietato. Nel 2013 arrivavano ogni trimestre le notifiche di violazione per quel metodo di scarico, nel 2014 quel piano ambientale fa diventare le benne che prima erano vietate, “benne ecologiche”.

Grazie a questa palese violazione di Legge, il noto giornalista Iacona è costretto a farci vedere l'unica gru “legale”. Le altre,  accanto a quella vista nelle immagini, pur essendo alte 80 metri, meglio non farle vedere. Come abbia fatto la Rai a realizzare questo servizio senza considerare che le prescrizioni dell'AIA del 2012, che dovevano essere attuate nel 2015, poi rimandate per decreto al 2016, poi al 2017, ArcelorMittal dice che verranno realizzate entro il 2023? E, soprattutto, come ha fatto ad ignorare il fatto che, in tutti questi anni, la condotta del Governo per non attuare le norme ambientali è stato motivo di condannata all'Italia da parte della CEDU in tema di violazione dei diritti? Un fallimento politico. Un fallimento dell’Amministrazione pubblica. E del giornalismo libero, non più garantito neanche dal servizio pubblico.