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Mar, Nov

Melucci: “Pensiamo già al dopo ArcelorMittal, per il bene di Taranto e dell’Italia”

Melucci: “Pensiamo già al dopo ArcelorMittal, per il bene di Taranto e dell’Italia”

Politica

Il primo cittadino interviene sulla questione del siderurgico jonico: “Non ci stracciamo le vesti se il Gruppo minaccia di andarsene. Ora però le regole le detta Taranto”

“Nel tardo pomeriggio si insedierà a Palazzo Chigi il tavolo istituzionale voluto dal Presidente Conte sull’ex Ilva. Vogliamo approfittare di questa crisi, che potrebbe cambiare per sempre lo scenario socio-economico nazionale e non solo, per ridiscutere l’intera governance e le priorità di quello stabilimento. Vogliamo che sia restituita centralità e dignità all’uomo e alla comunità locale, prima che al profitto e al pil. Non ci stracciamo, dunque, le vesti se AcelorMittal minaccia di andarsene”. Così il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci fa il punto sulla questione del siderurgico all’indomani del dietrofront del Gruppo franco- indiano. “L’Ilva non può essere un fatto italiano quando ci si avvicina alla catastrofe e tornare ad essere una croce tutta tarantina nel resto del tempo. – prosegue Melucci - Qui non c’entra la politica, non c’entrano le teorie sulla decrescita felice. È risaputo in ogni angolo della Puglia e in ogni ministero della Repubblica che l’Amministrazione comunale di Taranto, per fare un esempio concreto, non avversa l’industrializzazione in se stessa e ha sin qui collaborato lealmente con esecutivi differenti. Quindi, non esiste alcuna cospirazione. Tuttavia, - aggiunge il sindaco - o si cambia una volta per tutte questo modello di sviluppo, in tecnologia e gestione, e si coinvolge seriamente e si superpremia quel territorio che deve sfornare l’acciaio per tutti gli italiani, o nessuna cordata avrà mai pace”.

Melucci parla dei rapporti tra le istituzioni e la stessa azienda: “Abbiamo provato ad instaurare con il colosso franco-indiano un rapporto costruttivo ed equilibrato in questo anno, ma nessuna sostanziale collaborazione è stata fornita da quella azienda a Taranto. – precisa - L’arretramento da promesse e proclami sia su lavoro e indotto che su l’ambiente è oggi assai visibile. Non pensiamo che ArcelorMittal voglia rimanere qui, pensiamo invece che sia solo una scusa quella dello scudo penale. E lo dimostra il fatto che il Governo nel tavolo tenuto ieri ha subito assicurato il ripristino dell’immunità senza alcun risultato. Pensiamo invece che ArcelorMittal abbia sbagliato il piano industriale e non sia adesso in grado di rispettare gli impegni presi.- spiega il primo cittadino -  E allora, sia il tavolo di crisi un tavolo negoziale ex novo, su tutti gli obiettivi mancati dall’investitore, per andare avanti con o senza di esso, a tutela di lavoratori e cittadini. Questa volta le regole le detta Taranto, però. Sulla governance della nuova Ilva si gioca perciò la battaglia finale, non solo per l’occupazione e la siderurgia italiana, ma soprattutto per la salute dei tarantini, e questo un privato o uno straniero da solo non lo capirà mai. Siamo certi che su queste basi, con questi obiettivi chiari in mente,- conclude - troveremo tutti gli attori e le istituzioni unite per cogliere questa svolta e trasformare l’ennesima drammatica crisi in una opportunità per Taranto”.