Ascesa e declino di un vecchio addetto stampa

Calcio
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Io credo che le Società di Calcio siano espressione della Città e non del gestore pro-tempore. (...) E’ accaduto che io le liste di proscrizione non le accetto e non le posso accettare. E’ accaduto che non è bastato fare finta di nulla quando sono stati pubblicati comunicati e foto a camicia sbottonata a mia insaputa e non ho fatto il cicciocappuccio, perché magari quella sarebbe stata l’ultima volta che mi scavalcavano. Il cicciocappuccio l’ho fatto quando, per provocare la mia reazione e mettermi sotto scopa sono stato chiamato “ricchione” e “cuculone” dal vice presidente al quale ho accennato una reazione verbale che la presidente non ha gradito. Di lì a poco mi è stato annunciato il defenestramento

PREMESSA - Quando un emissario del Taranto mi contattò per propormi quel posto gli risposi subito: “Lascia stare, se gli fai il mio nome cacciano anche te”. Mi rispose che i tempi erano cambiati ed io, che quel posto per nove anni, costretto a girovagare per uffici stampa di mezza Italia, me lo sognavo anche la notte, accettai. D’altronde ho sempre avuto fiducia incondizionata nel prossimo ed ho sempre dato a tutti una seconda, terza e quarta possibilità. Sapete perché ci tenevo? Io credo che le Società di Calcio siano espressione della Città e non del gestore pro-tempore. Ho sempre fatto il parallelo con il consiglio comunale, all’interno del quale devono convergere le migliori risorse umane del territorio. Ci sono allenatori, calciatori, direttori, preparatori, volontari, quadri intermedi, apprezzatissimi in tutta Italia, che al Taranto non riescono a lavorare. Esempi ce ne sono in quantità industriale. Tant’é. Quel treno che rientrava alla mia base naturale non potevo perderlo. Mai come quest’anno, nei 40 giorni di permanenza, ero riuscito a mettere d’accordo tutte le componenti dell’Informazione locale. Un regolamento asettico e assolutamente a norma che teneva conto delle legittime priorità del Media partner, titolare di interviste esclusive e di tutti gli altri, uniti in conferenze stampa congiunte. Ero riuscito a far capire che la filiera della Comunicazione deve seguire i suoi naturali percorsi, oggi distrutti per colpa della malattia del fai-da-te che ha invaso le nostre menti. Nel nostro immaginario quotidiano non esistono più le professioni. Capelli dal barbiere? No, macchinetta. Chiamo l’imbianchino? No, compro un pennello grande e la pittura al Brico. Devo fare causa e chiamo l’avvocato? No, scarico la legge su google e ascolto Forum a Canale 5. Le foto al matrimonio? Tutti gli amici portano lo smartphone e mi girano le foto su whatsapp. E per venire a noi: i giornalisti? Oggi li chiamano giornalai e nessuno li sopporta più perché entrano gratis al concerto e allo stadio ed io non ho bisogno di loro. Fotografo l’incidente con i morti sul selciato, lo metto su Facebook ed ho fatto la notizia, altro che giornalista dei miei stivali. Ma la differenza dov’è? La differenza sta nelle regole da rispettare. La differenza si chiama deontologia professionale e conseguente logica che se sbagli devi avere un numero di tessera da richiamare, processare e condannare. Ed allora al mio Ufficio Stampa è accaduto proprio questo. E’ accaduto che al Media Partner non bastava il suo. Voleva quello che a Bari chiamano il “Di più”. Ha chiesto la mia testa e l’ha ottenuta. E’ accaduto che io le liste di proscrizione non le accetto e non le posso accettare. E’ accaduto che non è bastato fare finta di nulla quando sono stati pubblicati comunicati e foto a camicia sbottonata a mia insaputa e non ho fatto il cicciocappuccio, perché magari quella sarebbe stata l’ultima volta che mi scavalcavano. Il cicciocappuccio l’ho fatto quando, per provocare la mia reazione e mettermi sotto scopa sono stato chiamato “ricchione” e “cuculone” dal vice presidente al quale ho accennato una reazione verbale che la presidente non ha gradito. Di lì a poco mi è stato annunciato il defenestramento, e, per onore di verità, sono stato retribuito a fine rapporto, anche se in modo forfettario, ma in ogni caso preciso di aver accettato serenamente la transazione.
FACEBOOK- La pagina Facebook mi ha dato non pochi grattacapi nella sua gestione. Ad un certo punto mi è sembrato che il campionato dovessimo vincerlo su Facebook e non sul campo. Mi si sono scagliati contro persino tutti i grafici di Taranto e Regione Puglia Associati. Riconosco di non essere mai stato un esempio di diplomazia e di aver sentito il desiderio immenso di rispondere a tutti i leoni da tastiera che hanno offeso tutto e tutti trovando ogni pretesto per farlo. Non l’ho fatto, perché dopo il mio primo tentativo di lesa maestà nei confronti di anonimi deficienti, la Società mi ha imposto di non rispondere per le rime a offese, quasi tutte personali sulla mia persona, sulla mia professione e addirittura su mia figlia. Avevamo pensato in un primo momento di pubblicare i post senza la modalità “Commenti”, ma questo tecnicamente Facebook non lo prevede più, o almeno io non ci sono riuscito, per cui, dopo aver chiesto ufficialmente di non commentare e non avendo avuto riscontro dagli utenti della pagina, ho in un primo tempo passato ore e giorni a cancellare tutti i commenti, che fossero pro o contro, e quella che da parte degli irremovibili denigratori è passato per una ecatombe di bannaggi, non era altro che il mio inutile tentativo di ridurre i commenti da cancellare e ribadisco che cancellavo tutti i commenti a prescindere dal tenore dei post. In pratica volevo svuotare il mare con un secchiello. Finalmente ci siamo resi conto che in un contesto fortemente contaminato da prese di posizione strumentali e dettate dalla pancia anziché dalla testa, era arrivato il momento di concedere a tutti, noi compresi, un momento di tregua mediatica. Alla sospensione della Pagina la principale componente che si è “rizelata” è stata la Fondazione Taras che con una e-mail all’Ufficio di Presidenza ha rivendicato la paternità e la presunta valenza storica della stessa, chiedendone l’immediata riapertura, sia pur specificando che non intendeva gestirla da sé. Dopo qualche giorno, per nostra decisione autonoma e non a seguito del sollecito di cui sopra, ho riaperto la pagina, specificando che di lì in poi i post sarebbero dovuti rientrare nell’ambito della critica legittima ma non dovevano contenere offese che avremmo perseguito per legge. Anche qui i signori della tastiera hanno voluto alzare un polverone perché la semplice enunciazione della Legge vigente si è trasformata strumentalmente fino ad essere definita una “minaccia”. Anche qui la Società ha pensato di non supportarmi, pensando più a salvare demagogicamente “tre” abbonamenti in più, piuttosto che approfittare della ghiotta occasione per liberarsi definitivamente di personaggi che amano il Taranto solo su Facebook ed allo Stadio ci vanno solo alla finale dei PlayOff.
IL RITIRO AD ASSISI – Ad Assisi si è lavorato benissimo con ottima organizzazione. Ognuno di noi dello staff si è adoperato per creare intorno alla squadra un bozzolo di serenità necessario per farla faticare al mattino e recuperare la notte e creare l’amalgama, con ottimi risultati, fatta eccezione per qualche uscita fuori luogo di persone della Società che da lontano hanno rischiato di minare l’ambiente.
LA SQUADRA- La squadra messa su quest’anno, per merito dell’Area Tecnica e con l’avallo economico della Società, è di spessore umano e tecnico altissimo. E’ nato un giocattolo che darà di certo tante soddisfazioni a chi vorrà seguirla per tutto il Campionato. Io quest’anno la seguirò professionalmente e con la passione di sempre, come non ho mai fatto negli ultimi anni, sperando che intorno ad essa nessuno si inventi nulla per smontare il progetto. L’allenamento del lunedì mattina nel dopo-Nardò non è stato un buon inizio. Spero in meglio e SFT.
LA MORALE DELLA STORIA- Pensavo fosse amore, invece era un calesse. Ad una sola ruota. Ma nessuno mi chieda: “Chi te l’ha fatta fare?!” Lo rifarei anche domani. Oggi mancano le condizioni.









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