Taranto, pareggio inutile

Calcio
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Mentre in testa alla classifica la Cavese si alterna con il Potenza il Taranto conferma l'incapacità a entrare nel vivo del campionato. Taranto-Potenza non sarà più la madre di tutte le partite, come si sognava da tempo

Il Taranto fa felice il Manfredonia al quale regala su un piatto d’argento un pareggio che sa di strenna natalizia per l’allegra brigata dauna, tutta infarcita di ragazzi in età da juniores nazionali. Dovremmo parlare del secondo pareggio consecutivo se solo le statistiche avessero un senso in un campionato nel quale lassù Cavese e Potenza si alternano sulla cima più alta, in attesa del recupero della gara con l’Altamura, che potrebbe affiancarsi ai falchetti, laddove il Taranto, ormai da tempo non ha più tanto da dire, se non per conservare un minimo di autostima, utile a dare un senso al proprio lavoro settimanale, ma lontano anni luce da una realtà nella quale di domenica in domenica i fatti raccontano ben altro rispetto ai proclami di rinascita. Facile sparare sulla Croce Rossa, ma più facile sarebbe stato conservare il vantaggio, a partire dal 17’ della ripresa, quando per merito di Crucitti, abile a trovare il suo quinto gol in stagione i rossoblù, sotto di un uomo, avrebbero dovuto gestire il vantaggio contro una squadra che, senza voler mancare di rispetto ad alcuno, poggia il proprio progetto tecnico su un mix di troppo attempati e umili mestieranti e giovani imberbi di normalissima prospettiva. Sarebbe bastato avvicendare Capua con un attaccante, piuttosto che farsi prendere dalla frenesia di mostrare i nuovi gioielli per pochi minuti, ed ora il Taranto avrebbe salvato almeno i tre punti, lasciando cadere in secondo piano la prestazione.

La superflua conta delle occasioni vede Aleksic passare in vantaggio al 2’ di gioco, bravissimo a sfruttare l’emotivo errore iniziale di Grasso. Al 7’ della ripresa è La Porta che si ricorda a distanza di quattordici anni di aver già profanato la porta rossoblù, peraltro allo Iacovone, per concedere il bis quasi in …prescrizione e comunque su calcio di rigore. Subito dopo il pareggio Palumbo cade nella trappola nervosa di un avversario e gli molla un manrovescio che gli costa subito l’espulsione ed a seguire un paio di giornate di squalifica. L’inferiorità numerica non sembra aver fatto danni irreparabili, tanto che Crucitti, come già descritto, trova la pennellata vincente su esemplare calcio di punizione. La condotta di gara successiva non è conservativa del risultato e nel primo minuto di recupero l’esperto De Giosa va a completare l’accanita ricerca del pareggio dei locali, spinti dalla gran voglia di riprendersi da un avvio di campionato complicato.

A questo punto, classifica alla mano, il prossimo confronto con il Potenza perde quel peso specifico attribuito tempo fa guardando in prospettiva il calendario. Nell’immediato futuro scrollarsi di dosso tutte le responsabilità di voler credere all’impossibile a tutti i costi, potrebbe essere la chiave giusta per andare avanti e raccogliere qualcosa in più di quel poco che, obiettivamente, si è raccolto finora.

Un ultima nota sul silenzio stampa proclamato a fine gara, quasi come se la colpa del pareggio fosse della stampa. Cambiano le società ma a Taranto si uniformano nelle abitudini maldestre. In un contesto del genere far parlare solo Cazzarò significa esporlo al pubblico ludibrio, quando invece aver ascoltato più pareri, anche se spesso filtrati dall’omologato e omogeneizzato linguaggio calcistico delle frasi fatte. Avrebbe aiutato tutti, calciatori soprattutto, a esorcizzare il momento e scrollarsi di dosso questo ennesimo passo falso stagionale. Ma tant’é. Così fan tutti. Reiterando gli errori.