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Domenica, 28 Maggio 2017
CANOA POLO. Si conclude oggi presso la Sezione L.N.I. di Taranto il campionato maschile di A1

Z&B a bordo del "titanic". Roselli e Damaschi modesce scialuppe di salvataggio

Le difficoltà economiche ed il gonfiarsi della massa debitoria inducono il duo a bussare  a più porte, alla ricerca di sostegno finanziario e di sponsor con abiti ed ambizioni diversificate. Quello vuole occuparsi dell’area tecnica, l’altro vuole portare allenatore e giocatori, l’altro ancora che si accontenta di una semplice passerella. Ben vengano tutti, le casse sono magre, non si rifiuta nessuno

Avanto con Z&B? Soggetti e mali da "cancellare"

Zelatore e Bongiovanni rincorrono il consenso. Vogliono condizionare l’informazione. Mettere al bando chi non accetta lo loro condizioni. Hanno trovato terreno fertile in molti. Gli stessi che gli si sono rivoltati contro nell’ultimo periodo (dovrebbero prenderlo come insegnamento). Il ricorso, frequente, al “mezzuccio” di negare l’accredito è infantile. Non hanno ancora compreso che la situazione è ormai sfuggita loro di mano

Taranto calcio "violentato" e retrocesso, fuori i mercanti dal tempio

Allo stato attuale il Taranto, quello in capo alla proprietà di Zelatore e Bongiovanni, non è commerciabile. Non lo potrà mai essere fintanto che loro stessi non comunicheranno, all’inclita ed al viandante, la loro eventuale volontà di fare i tanti passi indietro indispensabili. Regalando le quote (al prezzo simbolico di un euro) come fece Domenico Campitiello con la Fondazione Taras. Una ipotesi ritenuta peregrina, quest’ultima, sia per la presidentessa che per il suo compagno. Ipotesi che non vorranno mai porre in essere. Perché la coerenza non si identifica in loro

Zelatore, Bongiovanni, Fondazione e yesman: tutti hanno fallito, tutti devono andarsene

Il Taranto è della città che, a sua volta, lo affida in gestione. Loro, dalla città, sono stati bocciati. Mettano pertanto sul tavolo i numeri (certificati) e le quote in loro possesso e tolgano il disturbo. Liberino la scena anche dal contorno dei personaggi, inutili, che li circondano. Roselli, Depoli, i procuratori ai quali sono ammanicati, gli opinionisti o pseudo tali che saltano da una emittente all’altra, elogiandoli a prescindere. Il tutto con il solo scopo di ottenere, in riconoscimento, la gestione del settore giovanile. Liberino l’informazione locale della loro presenza asfissiante, oppressiva, condizionante. Restituiscano il calcio alla sua gente

Zelatore e Bongiovanni, come "arrendersi" salvando almeno l'onore

(...) Non l’hanno ancora detto, ma per andarsene vogliono che l’ipotetico successore (non acquirente quindi), ove ce ne fosse uno, garantisca la copertura dei costi relativi agli stipendi ed ai relativi contributi tutt’ora in sospeso. Marzo, aprile, maggio e giugno. Una spesa che ammonta a circa 450 mila euro. Vogliono altresì accollare, a chi volesse subentrare nella gestione, la massa debitoria in toto. Fornitori, erario, pratiche fiscali, rateizzazioni e quant’altro. Una “operazioncina” da nulla. Vicinissima al milione di euro. Una quisquiglia (sic!). Una valutazione esorbitante che va fuori da tutti i canoni

Bongiovanni & Zelatore: la retrocessione ha un solo nome. Il loro

Nessuno ha mai  puntato la pistola alla tempia di Bongiovanni e Zelatore per obbligarli a fare calcio. Si sono autonomamente referenziati. Con la Fondazione Taras (a proposito, è giunto il momento che scenda dal bus) e con i tifosi della curva. Scoraggiando ed emarginando quanti, la scorsa stagione, erano pronti a rilevare la Società da Campitiello per procedere alle operazioni, immediate, di ripescaggio. Ci sono, al proposito, prove testimoniali a livello di Istituzioni cittadine

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