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Avanto con Z&B? Soggetti e mali da "cancellare"

Calci da Pro
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Zelatore e Bongiovanni rincorrono il consenso. Vogliono condizionare l’informazione. Mettere al bando chi non accetta lo loro condizioni. Hanno trovato terreno fertile in molti. Gli stessi che gli si sono rivoltati contro nell’ultimo periodo (dovrebbero prenderlo come insegnamento). Il ricorso, frequente, al “mezzuccio” di negare l’accredito è infantile. Non hanno ancora compreso che la situazione è ormai sfuggita loro di mano

Il Taranto che non va ed i suoi tanti perché. Sarà una analisi spietata. In tanti, sentendosi bruciare la coda, avranno di che storcere la bocca. Ma, se è vero che gli interessi di quella maglia sono al di sopra di tutto il “privato” che la circonda, bisogna avere la lucidità chirurgica ed il coraggio, di evidenziare i “mali” che la affliggono.
Il Taranto degli ultimi cinque anni nasce dalle ceneri della gestione D’Addario. Il fallimento. Con le credenziali di un manipolo di tifosi convinti di avere in canna la capacità (illusoria) di gestire. Azione lodevole, solo nelle intenzioni, ma destinata a fallire miseramente. Lo hanno dimostrato i fatti. Il territorio non esprime mentalità e finanze tali da supportare una iniziativa di quel genere.
La dimostrazione viene proprio dall’attività esercitata dalla Fondazione Taras. Sono venuti meno tutti i presupposti per i quali era stata costituita. Incapace di dare sostegno e credibilità alla gestione finanziaria, amministrativa e sportiva del club. Negli ultimi anni sono sfilati, allo Iacovone, una pletora infinita di proprietari, dirigenti, direttori sui generis (generali e sportivi), allenatori, collaboratori, calciatori (o pseudo tali). Tutti dilettanti. Tutti carneadi privi della indispensabile conoscenza del mondo del calcio. Spesso privi dei titoli indispensabili. Pronti solo a prendere cappello se messi di fronte alle loro responsabilità. Tutti con la coda di paglia. La Fondazione, partita a spron battuto, si è sfilacciata strada facendo, riducendosi a poche unità. Casciaro, Sostegno e pochi altri. Presenze impalpabili, alle volte nocive. Dimostrando l’inutilità della loro presenza. Il picco peggiore lo toccarono votando il progetto di Petrelli. “Patron” di un sogno fugace (costoso) e mai realizzato. La fumosità degli intenti, pur di rimanere nel contesto, ha successivamente  condotto la Fondazione (e la parte più rumorosa del tifo) a stringere accordo con Zelatore e Bongiovanni. Ora, con il fallimento di ogni risultato, sono arrivati agli stracci in faccia anche tra di loro. E’ dimostrato che la Fondazione Taras ha esaurito il suo compito. Sostegno, Casciaro ed i pochi altri debbono mettersi da parte. Immedesimarsi nel loro ambito, quello del tifo.
Zelatore e Bongiovanni sbagliano per presunzione. Per estrazione caratteriale. Umorali e ondivaghi come sono. Nelle scelte, nelle alleanze, nella gestione generale. Un buon capitano d’industria sceglie sempre i migliori. Non quelli che costano meno, i raccomandati, o chi addirittura si “compera” il ruolo. Sceglie i professionisti (loro no, mai). Roselli assurge a digi per una sponsorizzazione non per meritocrazia, la sua conoscenza della materia è indiscutibilmente e palesemente limitata. Un valido presidente non si vincola alle alleanze impossibili. Loro vanno alla ricerca di  chi accetta di blandirli ricambiandoli poi con dei contentini. Dellisanti uno degli esempi più calzanti. Aberrante l’accordo, sui ticket, stretto con i rappresentanti della curva. La corte dei miracoli è lunghissima. Le visite “pastorali” alla loro sede sono infinitamente deleterie. Tutti soggetti come Giano bifronte. Genuflessi alla loro presenza e grandi critici alle loro spalle. I Boschi, i Donofrio, i Troccoli, il piccolo “sponsor” delle “pucce” e delle focacce, sono soltanto i primi esempi che vengono ai polpastrelli. Accennavamo a Roselli. Lo “sponsor” con la qualifica da digi, con la presunzione di interferire nelle scelte tecniche. Il suo contributo alla causa si è rivelato inutile. Scenda dal bus e cerchi altrove la sua degna collocazione.
Zelatore e Bongiovanni rincorrono il consenso. Vogliono condizionare l’informazione. Mettere al bando chi non accetta lo loro condizioni. Hanno trovato terreno fertile in molti. Gli stessi che gli si sono rivoltati contro nell’ultimo periodo (dovrebbero prenderlo come insegnamento). Il ricorso, frequente, al “mezzuccio” di negare l’accredito è infantile. Non hanno ancora compreso che la situazione è ormai sfuggita loro di mano. Ruotano attorno alla Società tanti soggetti che alimentano il pettegolezzo. Molto parte dal recinto spogliatoi, dove il malcontento la fa da padrone. Magazzinieri, massaggiatori e qualche collaboratore sono gli amplificatori del dissenso (Depoli era uno dei più solleciti). Portano all’esterno le negatività. Gli screzi. Le maldicenze. Il ritardo nel pagamento di uno stipendio (fosse anche per un solo giorno). Negli spogliatoi “spettegolano” anche i muri. Una bella “passata” di acido muriatico non sarebbe affatto disdicevole.
Queste cose, seppure a qualcuno sgradevoli, bisogna avere il coraggio di rappresentarle.
Proiettandosi sul futuro le aspettative non sono rosee. Parole tante, fatti zero. Il Taranto tra i dilettanti non ha appeal. Le voci su ipotetici acquirenti sono soltanto “invenzioni” mediatiche, sempre di moda in periodi come quello attuale. Chi si è avvicinato (Petrosino e soci) non ha titoli e mezzi per risollevare le sorti del calcio tarantino. Stiano alla larga. Zelatore e Bongiovanni hanno espresso la volontà di proseguire pur avendo contro tutta la piazza e pur avendo raschiato il fondo della botte.
La diserzione del tifo appare totale. In assenza di un piano industriale (che includa il settore giovanile) solido, lo Iacovone rischia di rimanere una cattedrale nel deserto. La coppia starebbe sondando il territorio alla ricerca di improbabili sponsor e finanziatori. Sarebbe un ennesimo errore il tentativo di giocare, nel presente, con il fondo schiena degli altri. Li screditerebbe ancor di più. Per tentare di vincere il campionato di serie D, in altre piazze sono sufficienti 5/600 mila euro, a Taranto bisogna mettere sul banco un milione (massa passiva consolidata a parte). Esiste questa disponibilità? Di riserva vi è anche la possibilità di una nuova domanda di ripescaggio (onerosa). Una eventualità non tanto remota, vista la crisi generale. Il Taranto potrebbe accedervi in seconda chiamata .E’ una ipotesi da scartare a priori?
Zelatore e Bongiovanni debbono dare delle inequivocabili indicazioni sulle loro volontà.
E’ comunque indispensabile affidare il progetto (qualunque sia la categoria) a un management di riconosciuta professionalità. Zelatore si limiti al controllo. Bongiovanni limiti le sue sceneggiate. Lasci in pace, una volta per tutte, la Madonna e gli orecchini. Riconducano, abbiano la forza di rimettere al loro posto tutte le componenti. Tifosi, procuratori, media, rapporti con le Istituzioni ed il territorio. Il volontariato ed il pressapochismo degli infiltrati va eliminato. Tutto con lo scopo di  ricostruire, attorno al Taranto, quella positività e quella indispensabile riservatezza che negli ultimi anni è andata smarrita. Per incapacità e presunzione di tanti.
Domanda: con Zelatore e Bongiovanni, arroccati come sono nelle loro posizioni, sarà mai possibile?